Piccolo, facile, lento

Perché nel Metodo Feldenkrais i movimenti devono essere eseguiti rimanendo in un raggio di comodità e di facilità, senza sforzi e più lentamente rispetto alla velocità abituale? Non certo perché si tratta di una “ginnastica dolce”, come si potrebbe pensare. La ragione è un’altra: i movimenti sono il mezzo per stimolare cambiamenti neurologici, affinché il cervello possa inviare messaggi nuovi ai muscoli e migliorare l’organizzazione dell’intero organismo.

La riduzione dello sforzo permette l’ascolto di parti dimenticate o sconosciute, l’esplorazione di “zone buie”, che non sono chiare nell’immagine di sé. Serve anche per riconoscere le proprie abitudini, i limiti, gli automatismi, così come i movimenti inutili o parassiti, quelli che non ci servono per compiere un’azione e che anzi la ostacolano, creando tensioni, dolori, accorciamenti muscolari cronici.

Nel “piccolo, facile, lento” possiamo cogliere dettagli, accorgerci di differenze e aprirci la possibilità di riconoscere ciò che facciamo. Di solito compiamo un’azione pensando all’obiettivo, ma senza sapere cosa succede realmente: provate ad allungare un braccio per prendere un oggetto o a chinarvi per raccoglierlo da terra alla solita velocità. Come lo avete fatto? Quali parti di voi si sono mosse e come? Com’era il respiro? Dov’era lo sguardo? Se compiamo l’inizio del movimento possiamo osservare tutti questi dettagli e molti altri, riconoscere i modi abituali ed esplorarne di nuovi. Possiamo sentire le parti di noi che sono chiamate ad agire nella sequenza dell’azione e scoprire quelle che non ci servono o che fanno troppo, quelle che invece non partecipano e solo allora possiamo cercare la strada più funzionale, più economica, più facile e più adatta ai nostri obiettivi.

E’ importante sapere che gli stimoli sensoriali per essere colti e integrati richiedono movimenti lenti e che quanto più si riduce l’intensità del lavoro, tanto più ci si accorge delle differenze. E’ così che funziona il sistema nervoso ed è per questo che in un percorso di riprogrammazione neuromotoria si procede in questo modo inusuale del “piccolo, facile, lento”. Se di ginnastica si vuole parlare, si può definirla una ginnastica del cervello, che comunque attiva la muscolatura profonda, quella potente che, se ben usata, ci rende tonici, flessibili, agili.

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