Feldenkrais, l’allenamento del cervello

Il cervello è costruito, per sua natura, per cambiare se stesso

Così il noto neuroscienziato Michael Merzenich. Questa qualità del cervello si chiama neuroplasticità. A ciò si aggiunga che

I neuroni che si accendono assieme, si legano, neurons which fire together wire together (Norman Doidge, “Le guarigioni del cervello”)

Questi due presupposti sono un vero “tesoro” da cui l’essere umano può attingere per il proprio benessere, perché ci dice che non siamo “fissati” una volta per tutte, ma che possiamo cambiare e migliorare le nostre funzioni, anche in caso di malattie, incidenti, limitazioni di diversa natura. Un’ottima notizia in termini di qualità della vita. Ci sono sempre più studi, ricerche e testimonianze (si veda lo stesso libro di Doidge) di come il cervello riesca a recuperare funzioni grazie alla sua plasticità, se ovviamente essa viene stimolata in modo corretto (un esempio eclatante in cui è stato usato il Metodo Feldenkrais è la storia di Elizabeth, “Nata senza una parte del cervello“). Per attingere a questo potenziale il cervello deve essere “allenato”, altrimenti non solo non si creano percorsi neuronali nuovi, ma si perdono anche quelli non utilizzati. Sempre in Doidge leggiamo che:

la neuroplasticità o la si usa o la si perde, (use it or loose it).

Ecco perché oggi il Metodo Feldenkrais, fondato a metà Novecento, si rivela all’avanguardia e proiettato al futuro. La fiducia che il suo fondatore aveva nel potenziale umano si rivela ben riposta, il punto sta nel risvegliarla e il Metodo è uno degli approcci in grado di farlo. Esso infatti si basa sul linguaggio del cervello, che è il movimento, e utilizza questo linguaggio – il movimento – per stimolare un apprendimento continuo, ossia nuovi percorsi neuronali. Con movimento non si intende il gesto in sé, ma il processo che lo forma, includendo in un insieme sensazione, emozione, pensiero, azione. Il punto infatti non è quello di imparare a eseguire i movimenti, ma di imparare ad apprenderli nel loro farsi, osservando e sperimentando un processo sempre migliorabile. E’ come una meditazione: si elimina la finalità del gesto, benché esso abbia un obiettivo, per rimanere nel processo, nel “momento per momento”, senza giudizio, aperti a più soluzioni e modalità, quindi a strade sempre nuove. Fissarsi sull’obiettivo fa perdere l’attenzione su un ricca fonte di informazioni che arrivano durante il processo. Noi non possiamo sapere in anticipo la strada che ci permetterà di realizzare gli obiettivi futuri, possiamo costruirla soltanto in ogni nostro “passo” . Rimanere nel processo significa avere obiettivi flessibili. La compulsione verso l’obiettivo programmato (nei tempi e nei modi) limita la nostra capacità di risolvere i problemi, perché ci rende poco sensibili e attenti, tenendoci in ansia e facendoci cadere facilmente in uno stato di frustrazione e di fallimento se il nostro obiettivo si allontana, se si frappongono ostacoli. Dirigere l’attenzione su obiettivi flessibili ci fa invece giungere a quello finale in modo più consapevole… tanto che potremmo addirittura accorgerci di volerlo cambiare, perché magari non ci interessa più. E’ la differenza tra essere chiusi e rigidi o aperti e flessibili ed è quanto richiesto nelle lezioni Feldenkrais per un apprendimento autentico, che viene dalla nostra esperienza e dalla nostra capacità di trovare soluzioni, anche attraverso errori e tentativi. Questo apprendimento mantiene il cervello attivo, “acceso”, attingendo alla sua plasticità per trarne vantaggio in termini di benessere psicofisico. Fondamentale a questo punto elencare i principi che permettono questo stato di “on” del cervello, fuori dagli automatismi che lo addormentano. Sono i principi che trasformano il movimento in strumento prezioso per ricablare il cervello.

1. L’attenzione

“Il movimento è vita, senza movimento non c’è vita” (Moshe Feldenkrais),

“niente accade fino a quando qualcosa non si muove” (Einstein).

Il movimento è il linguaggio del cervello, lo aiuta a crescere e a formarsi; al tempo stesso il cervello è l’organizzatore del movimento (un cervello senza corpo non potrebbe pensare. Il movimento è essenziale per mantenerci in salute (si pensi ai danni da vita sedentaria), ma non basta. Il movimento automatico non innesca nessun cambiamento, rafforza semplicemente i modelli già acquisiti (le cosiddette abitudini neuromotorie). Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che nell’automatismo non si registrano cambiamenti significativi nell’attività neuronale. Mentre invece se ci muoviamo con attenzione a ciò che sentiamo mentre ci muoviamo, si formano nuove connessioni sinaptiche: il cervello si accende con billioni di nuove connessioni neuronali, quelle che servono per l’apprendimento di nuove risposte di adattamento (nuovi percorsi neuronali).

2. La lentezza

Quando ti muovi in velocità puoi fare soltanto ciò che sai fare (Moshe Feldenkrais),

mentre se rallenti dai la possibilità al cervello di porre attenzione e osservare, quindi conoscere quello che fai realmente per poter scegliere con maggiore libertà:

Se sai quello che fai, puoi fare quello che vuoi (Moshe Feldenkrais).

La lentezza è il presupposto per uscire dagli automatismi nel modo di agire, di pensare, di parlare, di interagire. Permette di entrare a un livello più profondo della nostra vita, meno reattivo e meno automatico. Il pensiero lento (attivato nella corteccia cerebrale) è quello che ci caratterizza come esseri umani, quello della riflessione, dell’introspezione (interessante a tale proposito la lettura de “L’elogio della lentezza” di Lamberto Maffei, professore di neurobiologia alla Normale di Pisa).

3. Le differenze

Il sistema nervoso impara se può percepire le differenze, ma per sentirle ha bisogno che lo stimolo si abbassi. Proprio l’opposto a cui siamo abituati, nella richiesta continua di sforzarci di più per ottenere risultati (nelle attività fisiche così come in quelle intellettuali). Invece per superare il dolore e la limitazione un cervello ha bisogno di diminuire gli stimoli- E’ come abbassare il rumore in una stanza per sentire i suoni più sottili. La legge fisica di Weber-Fechner, utilizata da Moshe Feldenkrais nel suo metodo, descrive come abbassando lo stimolo si aumenta la sensibilità e si potenzia l’abilità del cervello di percepire le più piccole differenze e apprendere nuove risposte grazie a nuovi percorsi neuronali.

4. Le variazioni

Sono quelle che ci risparmiano dalla noia, fornendo carburante al cervello grazie alla ricchezza di stimoli e di informazioni. Il cervello si nutre di variazioni, tutto ciò che è ripetitivo non lo allena. Le variazioni inoltre ci salvano dalla rigidità, dal percorrere sempre le stesse strade scivolando in una vita con “il pilota automatico”. Le variazioni stimolano la curiosità, sale della vita e origine della creatività, ci permettono di giocare e di risvegliare i nostri sensi, sentirci più vitali e di aprirci a nuove idee.

Questi quattro principi, riconducibili a un movimento eseguito con attenzione, senza sforzo, a una velocità che ci permette di osservarci e percepire differenze tra le diverse modalità, oltre che giocato sulle variazioni per tenere deste curiosità ed entusiasmo, rappresentano il tipo di  movimento eseguito durante le lezioni Feldenkrais che si riflette in un atteggiamento – un modus vivendi – nel nostro quotidiano; per una vita piena, ricca di stimoli e di gratificazione anche nei gesti più semplici che non diventano mai banali. I nostri sensi sono aperti e ricettivi, ci sentiamo pienamente vitali e agiamo con entusiasmo, trasmettendolo a chi ci sta vicino. La vita si arricchisce di significato e ci sentiamo liberi di legittimare i nostri sogni, la nostra immaginazione, la configurazione di nuove possibilità. Pensiamo, sentiamo, sperimentiamo in ogni momento, tenendo desto il cervello, facendo circolare la nostra energia in un flusso. Anche le emozioni fluiscono, non si inceppano nelle tensioni muscolari. Si formano, ma possono sciogliersi con più facilità. E’ una trasformazione personale, attivata dal nucleo vitale che è il nostro sistema nervoso. Nessun altro metodo a oggi lavora con il movimento in questi termini come lo fa il Metodo Feldenkrais.

Focus! Come l’attenzione ti cambia la vita

Oggi la scienza vede cervello, corpo e ambiente come un insieme funzionale. Moshe Feldenkrais scriveva, a metà Novecento:

Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo; il corpo, con lo scheletro, i visceri e i muscoli; l’ambiente. Questi tre aspetti danno un’immagine attiva dell’essere umano.” E anche: “L’unità della mente e del corpo è una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti in qualche modo collegate, ma di un tutto inseparabile al momento del funzionamento.” (da Mente e corpo).

Il corpo non è un abito che indossiamo, è la casa in cui viviamo. Il corpo siamo noi: nella sua unità funzionale con la mente, è la base del nostro sé, come afferma il neuroscienziato Antonio Damasio:

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso….

Il corpo è la manifestazione concreta del nostro modo di agire nel mondo, di sentire, di pensare, di provare emozioni e sentimenti. Se non lo ascoltiamo non ci conosciamo e non ci riconosciamo, mentre quando ci riappropriamo del nostro corpo ci riappropriamo di noi stessi, in una consapevolezza incarnata, come scrive Lea Kaufmann, Feldenkrais Trainer, in “Apoderate de tu cuerpo”:

Quando la tua attenzione è focalizzata sul tuo corpo, questo, per se stesso, inizia a lavorare meglio. E la cosa meravigliosa è che i cambiamenti che senti si verificano nel tuo cervello

Ciò è possibile perché, contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente e per tutta la vita, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti. Si chiama neuroplasticità. Il mezzo per stimolare la neuroplasticità è l’attenzione, un’attenzione sensoriale, spazio per la consapevolezza e strumento per inviare nuove informazioni al cervello. Perché la neuroplasticità “o la si usa o la si perde”, come scrive lo psichiatra Norman Doidge in “Le guarigioni del cervello”. Sull’attenzione e il suo potere di trasformazione scrivono ormai in molti autori:

Daniel Goleman, psicologo e scrittore, in “Focus, perché fare attenzione ci rende migliori e più felici”

Quando rivolgiamo piena attenzione ai nostri sensi, il chiacchiericcio mentale di default si zittisce.

E ancora:

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente.

Jon Kabat-Zinn, fondatore della clinica dello stress in Massachusets, in “Vivere momento per momento”

La consapevolezza è essenzialmente attenzione.. è come risvegliarsi dall’abitudine di agire meccanicamente, inconsapevolmente.

Si tratta di un’osservazione neutra, senza nessuna intenzione di giudicare, cambiare o correggere, perché si tratta di imparare a riconnettersi con il corpo, ad ascoltare, riconoscere, accogliere i segnali biologici interni (interocezione), a percepire il corpo nei rapporti gravitazionali e spaziali (propriocezione e cinestesi), a riorientarsi nel proprio ambiente per interagire e sentirsi vivi e dinamici nel “qui e ora”. Per allenarti a questa connessione con il corpo (con il sé), puoi iniziare a eseguire giochi neurosensoriali e neuromotori basati sui principi del Metodo Feldenkrais (prova con questo audio). Stimolano la neuroplasticità e, di conseguenza, la flessibilità mentale, le abilità cognitive e mnemoniche, la creatività:

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (M. Feldenkrais)

Feldenkrais e l’approccio somatico delle emozioni

Le emozioni si manifestano fisicamente, non in modo astratto: ogni emozione corrisponde a un atteggiamento, a una postura, a uno schema di movimento (interno ed esterno), a un’espressione del viso e sono reazioni innescate da processi chimici, un mix di neurotrasmettitori e di aminoacidi che viaggiano nel corpo e che possono essere “accesi” e manifestarsi in segnali fisici. Per questo l’ascolto del corpo può essere un aiuto nel farci prendere coscienza del nostro stato d’animo. Sentire dove e come si localizza e si manifesta un’emozione ci porta a fermarci un momento ad ascoltarci, a riflettere, infine a riconoscere se siamo tristi o arrabbiati e a esprimerlo verbalmente in modo chiaro e assertivo, prima che queste emozioni si scatenino, sovrastandoci. Ricerche scientifiche recenti dimostrano che anche i nostri schemi abituali di movimento – quelli che vanno sotto il nome di postura –  sono connessi con la vita emotiva, come ad esempio spalle curve, fronte aggrottata, occhi spalancati, mandibola serrata. Ormai psicologi, neurologi, neuropsichiatri ecc. sottolineano la connessione tra gli stati mentali/emotivi e le manifestazioni fisiche e si stanno diffondendo discipline che lavorano con tecniche corporee per avere un beneficio a livello psichico, proponendo diversi tipi di esercizi  sulla connessione mente-corpo. In questo panorama il Metodo Feldenkrais si inserisce con una sua originalità, poiché tratta sempre le funzioni umane da una prospettiva somatica.  Non è una tecnica e non propone esercizi. In quanto Metodo, appunto, è da considerarsi più come una sorta di “linguaggio” che si può acquisire per leggere se stessi attraverso il proprio corpo vitale, ossia il corpo in movimento nell’agire quotidiano. Come tutti i linguaggi (o metodi) non è definito, bensì in continua evoluzione: può modificarsi, integrarsi, arricchirsi, evolvere. Ecco perché dal Metodo Feldenkrais sono nati metodi che ne hanno sviluppato i principi, applicandoli a diversi campi di azione. Ricordo Bones for Life di Ruthy Alon oppure ABMethod (Anta Baniel Method) e Jeremy Krauss Method, entrambi specializzati nel lavoro con i bambini ecc. Un Metodo è un Pensiero che si evolve e si arricchisce. Nel Feldenkrais si tratta di una concezione dell’essere umano come sistema unico, integrato, interconnesso tra corpo (ossa, muscoli, organi, pelle), sistema nervoso, ambiente. E’ interessante notare come questa visione sia oggi affermata da uno scienziato come Lamberto Maffei, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR e del Laboratorio di Neurobiologia alla Scuola Normale di Pisa. Nel suo libro “Elogio della lentezza”,  descrivendo come si forma il cervello scrive:

“Non c’è nessuna fretta nella costruzione del cervello. Il miracolo di questo processo sta nella formazione delle sinapsi che ben presto sono guidate dagli stimoli che provengono dai recettori sensoriali e cioè dall’ambiente, dove ambiente è tutto, le parole, i suoni, le immagini, le carezze, l’alimentazione e anche le malattie. E’ difficile a questo punto distinguere il cervello dall’ambiente, sono un unico insieme funzionale, il cervello senza l’ambiente dorme e muore e l’ambiente, senza il cervello che lo percepisce, semplicemente per noi non esiste.”

Così scriveva Moshe Feldenkrais, in “Mente e corpo”:

“Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo: il corpo scheletro-muscoli-visceri che è il rivestimento del nucleo; l’ambiente, che è lo spazio, la gravitazione e la società. Fra il nucleo (il sistema nervoso) e il mondo fisico esterno, o anche l’ambiente sociale, vi è una relazione funzionale.”.”

Nella sua visione unitaria, il lavoro proposto dal Metodo Feldenkrais è sul corpo-mente attraverso stimoli sensorimotori (che non esisterebbero senza un ambiente) per creare un dialogo coerente tra le sfere fisica, psichica, emotiva e il mondo con cui si è in relazione nel divenire della vita. Con il risultato che si individuano in modo più chiaro e veloce le proprie emozioni e la mente le può osservare, oggettivare e la persona le può esprimere e manifestare, quelle positive così come quelle negative, in modo più chiaro, assertivo ed efficace per i suoi bisogni e i bisogni degli altri.  Riconoscere ed esprimere le proprie emozioni a volte è difficile e doloroso, trovare una chiarezza di pensiero pure (quante volte ci raccontiamo bugie, cercando alibi a scelte che non ci soddisfano?) e quindi saper leggere velocemente il segnale fisico con cui l’emozione si manifesta è di grande aiuto. Per ottenere questi risultati il Metodo Feldenkrais non indica esercizi da ripetere, tecniche da applicare, correzioni, modelli cui rifarsi. Il modo di sentire le emozioni non può cambiare perché ci si corregge, obbligandosi a tenere le spalle non curvate, la mandibola non serrata ecc. – impresa del resto impossibile e che renderebbe la vita un inferno e un pozzo di frustrazioni. La chiave è: portare attenzione in un’osservazione neutra di noi stessi nel “qui e ora” del nostro perpetuo movimento; che è l’osservazione di che cosa succede e non di come si pensa che sia, con l’interesse focalizzato sul processo e non sull’obiettivo. Eseguire un movimento sottile, piccolo, lento, e osservare come si respira, come si muovono gli occhi, quali ossa sono coinvolte e in quale relazione spaziale sono fra loro e rispetto allo spazio esterno, come si trasmette la forza tra i segmenti dello scheletro e attraverso le articolazioni, ascoltare e sentire quali parti si allontanano quali si avvicinano, in quali direzioni vanno… è un lavoro minuzioso che permette di fare un viaggio anatomico esperienziale, conoscersi nel concreto e in modo individuale, esplorare nuove strade, imparare senza modelli, cambiare, trasformarsi perché è l’intero essere che gioca con se stesso, senza convenzioni, limiti, pregiudizi o giudizi. Un gioco serio (quale gioco non lo è?), perché di fatto stimola il cervello ad apprendere e ri-apprendere, a modificarsi e riadattarsi. Quello che si stimola è la capacità di trovare risposte nuove per una migliore qualità della vita, anziché rimanere bloccati in schemi di risposta automatici, nel movimento fisico così come nel movimento delle emozioni e del pensiero.

Così Feldenkrais, sempre in “Mente e corpo”:

Che cosa sopraggiunge per primo, lo schema motorio o il sentimento? Questo problema ha dato luogo a numerose teorie celebri. Da parte mia, sostengo che essi costituiscono fondamentalmente un’unica funzione. Non possiamo diventare consapevoli di un sentimento prima che sia espresso da una mobilizzazione motoria, perciò non c’è sentimento fino a che non c’è atteggiamento corporeo.”

No stress zone con il Metodo Feldenkrais

Quante volte ti capita di dire “che stress”? O “non ne posso più”? Prima di arrivare all’insofferenza puoi fare molto e rispondere ai fattori di stress se impari a “giocare” con il tuo sistema nervoso. Sembra banale, invece è soltanto semplice. Che si debba faticare per stare bene o che le cose che ci aiutano debbano essere complicate o difficili è un luogo comune. Se conosci come funziona il sistema nervoso ti puoi divertire a interagire con questo “software” che regola la tua vita, la tua salute, il tuo muoverti nel mondo. Il Metodo Feldenkrais agisce a livello neurologico attraverso il corpo, le cui funzioni sono il linguaggio stesso del sistema nervoso. Questo significa che la tua salute è nelle tue mani, se solo conosci il tuo corpo e impari a usarlo in un dialogo funzionale con il suo nucleo vitale: il sistema nervoso.

Una breve introduzione la trovi in questo articolo che ho scritto per la redazione Benessere di Piuturismo, Stress? Come evitarlo, con un audio di 5 minuti per iniziare a prendere contatto con il respiro, il primo movimento vitale. Seguimi, perché fornirò altre chiavi e semplici strategie per evitare lo stress.

 

Il ruolo degli occhi nelle nostre azioni

Quanto sei consapevole dell’uso che fai degli occhi? Sapresti dire in questo momento se sono rilassati o sotto sforzo? Ad esempio se stai fissando il monitor tendendo anche il collo in avanti? Sempre rispetto agli occhi, li percepisci nella loro parte anteriore oppure li riesci a sentire nella loro sfericità? E potresti dire quanto pesano? Sono aspetti a cui generalmente non diamo attenzione, anche perché ci hanno abituato a considerare gli occhi soltanto se abbiamo difetti alla vista, ma non a sentirli come organi nella loro integrità e funzionalità. A meno che non ci capiti qualcosa di grave, come a David Webber, che a 43 anni è stato attaccato da una grave forma di uveite che lo aveva portato alla cecità e dalla quale è guarito con il Metodo Feldenkrais. Racconto la sua storia nell’articolo Dichiarato cieco, guarisce con il Metodo Feldenkrais. Per capire di che lavoro si tratti quando mi riferisco agli occhi, puoi provare questa lezione audio, molto semplice ma molto efficace: “Rilassare gli occhi 2″. Puoi alternarla con la prima lezione dedicata agli occhi “Rilassare gli occhi 1″. Prova per un paio di settimane per notare i cambiamenti e se hai domande contattami pure, anche se vuoi saperne di più e capire se è un percorso che può esserti utile. Integrando l’uso degli occhi nella consapevolezza dei tuoi movimenti puoi migliorare non soltanto la vista, ma anche il movimento stesso. Nelle sequenze del Metodo Feldenkrais l’attenzione agli occhi è infatti una costante e ci sono lezioni interamente focalizzate sugli occhi, con micromovimenti collegati al respiro e agli effetti e alle sensazioni sul resto del corpo. Il modo in cui usiamo gli occhi ha un ruolo fondamentale per la postura e la respirazione e se lo pensiamo come il nostro “sguardo sul mondo”, coinvolge anche la sfera psicologica ed emotiva. Come sempre, tutto è connesso.

Per chi ha problemi alla vista è molto utile anche il Metodo Bates, integrabile con il Feldenkrais per potenziare gli effetti. Un insegnante Feldenkrais, Jack Heggie, ha scritto un libro molto interessante, “L’uso degli occhi nel movimento”, in cui integra lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento di Moshe Feldenkrais con esercizi di William H. Bates, la prima persona che intuì che il funzionamento degli occhi poteva essere migliorato.

Così scrive Heggie:”Lavorare con gli occhi nel movimento può essere un modo efficace di migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso.”

Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere anche l’articolo Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza, dove trovi un’altra sequenza da provare.

 

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio ​​fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro. Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM. Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.

Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, nonpuoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais. Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio

CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.

EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissone del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.

CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.

STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!

FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.

FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”

(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosis a cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Abbatti lo stress in 9 mosse: guida gratuita

La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress: ritmi accelerati, la richiesta di essere sempre efficienti e multitasking, la pressione di impegni professionali e domestici contro la mancanza di tempo… insomma, un vero stress! (Quante volte lo diciamo?!) Tutte queste richieste non ci permettono di ascoltarci come dovremmo per rispettare i nostri bisogni e il peggio è che siamo talmente abituati a vivere così, da pensare che sia normale. Quante volte diciamo di sapere che cosa ci farebbe bene ma che non abbiamo tempo da dedicare a noi stessi? E così, nonostante le difficoltà, riusciamo a far fronte a tutto (più o meno), purtroppo però a caro prezzo: la nostra salute, il nostro stato d’animo, le relazioni, il senso di soddisfazione e gratificazione personali. Il peggio è che siamo più o meno convinti che sia un prezzo inevitabile, così come il fatto di doversi rivolgere a farmaci, medici, terapisti. Insomma: ci arrendiamo a quello che riteniamo un destino inevitabile. Se pensiamo così, è perché non conosciamo come funziona il nostro sistema nervoso e che è possibile imparare a gestirlo in modo più funzionale ai nostri bisogni attraverso semplici ma potenti strategie. Si tratta di un modo di utilizzare le sensazioni fisiche per inviare messaggi al sistema nervoso, secondo i principi del Metodo Feldenkrais e della neuroplasticità. Te lo svelo nella guida “Zero Stress in 9 mosse” che ti invierò gratuitamente nella tua casella di posta. Richiedila a info@movimentosano.com

I consigli per una buona postura

Mi capita spesso di sentire o di leggere indicazioni per ottenere una buona postura in cui si suggerisce di rafforzare i muscoli addominali e lo stesso consiglio viene dato per lo più alle persone che soffrono di mal di schiena, in particolar modo alla zona lombare. Non è sbagliato avere addominali forti e nemmeno rafforzare qualsiasi altro gruppo muscolare, ma è importante fare alcune precisazioni:

1. le nostre azioni sono guidate da un sistema nervoso che controlla muscoli e ossa secondo una gerarchia precisa:  se vogliamo ottenere un vero cambiamento nella postura – e nei movimenti – dobbiamo rispettare le caratteristiche di questo sistema. Lo possiamo fare soltanto con strategie che incidano a livello neurologico. Si tratta di andare oltre il livello intellettuale, quello astratto e teorico, per raggiungere la parte intuitiva e istintiva del cervello, quella che controlla i movimenti e per dialogare con quella parte dobbiamo usare il suo lo stesso linguaggio, che non è fatto di parole, ma di sensazioni.

2. L’essere umano è un sistema integrato e interconnesso: in ogni movimento è coinvolta l’intera persona e non soltanto gruppi muscolari. Esercitare un gruppo di muscoli in modo isolato non è ciò che ci serve per migliorare un movimento, semplicemente perché non è ciò che accade nella realtà quando compiamo una qualsiasi azione. Se vogliamo aumentare la nostra forza, migliorare la nostra precisione, affinare i gesti ci occorre un lavoro globale e di consapevolezza su come avviene il movimento nelle sue varie componenti.

3. La postura non è una una forma ideale. Spesso quando parliamo di postura visualizziamo una posizione statica, ma è una costruzione mentale non corrispondente alla vita reale, dove ci muoviamo continuamente, a partire dal respiro, che modifica la nostra postura di momento in momento. La realtà è un continuo fluire, un cambiamento e passaggi di movimento tra l’in e l’es del respiro e tra un’azione e un altra. Se vogliamo lavorare sulla postura dobbiamo lavorare sul movimento e sull’intera persona, visto che ogni movimento coinvolge l’intero corpo, assieme al pensiero, alle emozioni, ai sentimenti. Per approfondimenti puoi leggere La postura come concetto dinamico.

I miei consigli per una buona postura non saranno quindi formati da una serie di regole o istruzioni, perché in questo modo mi rivolgerei al pensiero cosciente e non alla parte inconscia. Non è che il pensiero cosciente non possa attuare dei cambiamenti, anzi, a volte può farlo anche in modo repentino, ma è sempre un cambiamento temporaneo. Se chiedo a qualcuno di “raddrizzare” la schiena, si correggerà momentaneamente per poi tornare alle sue cattive abitudini. Non solo, si correggerà secondo un’idea astratta di “schiena diritta”. La nostra postura e il nostro modo di muoverci non sono dettati dall’intelletto, ma da schemi neuromotori insconsci: le abitudini, come le chiamava Moshe Feldenkrais, fondatore del metodo di autoeducazione neuromuscolare che sta alla base di MovimentoSano. Per cambiare le abitudini a nostro vantaggio quando esse ci limitano o ci danneggiano, dobbiamo lavorare sulla parte inconscia che le ha determinate, utilizzando appunto il linguaggio dei sensi. Da queste considerazioni nascono i 6 consigli di MovimentoSano per una buona postura:

1. Porta attenzione alle tue sensazioni

Ogni sensazione è un’informazione a quella parte inconscia del cervello che controlla il movimento: il respiro, l’appoggio dei piedi e delle parti del corpo a contatto con qualsiasi superficie, la comodità o la scomodità, le tensioni…

2. Senti, scopri e utilizza il tuo scheletro

Molti esercizi posturali si riferiscono ai muscoli, ma l’attenzione ai muscoli ti imprigiona in dettagli non utili per diventare consapevole del tuo movimento. E’ lo scheletro quello che ci sorregge, non i muscoli. Lo scheletro, se ben allineato, supporta il nostro peso senza alcuno sforzo muscolare. Ne nasce un senso di stabilità che ci permette di muoverci liberamente in ogni direzione, utilizzando la trasmissione della forza in modo diretto tra una parte e l’altra del nostro corpo. Se lavori sullo scheletro i tuoi muscoli faranno lo stretto necessario, evitando sforzi, tensioni e dolori. Puoi leggere a tale proposito l’articolo La funzione dello scheletro.

3. Elimina lo sforzo degli occhi

Gli occhi sono l’unico organo di senso connesso alle funzioni di movimento. Le tensioni agli occhi non solo inficiano la nostra vista, ma limitano anche i nostri movimenti e anche in questo caso si tratta di abitudini inconsce, per cui ti consiglio di scoprirle per poterle modificare e usare gli occhi in modo più efficace. I nostri stili di vita del resto non aiutano un corretto uso degli occhi, che rimangono molto tempo fissi sugli schermi, che siano del pc, del cellulare o della televisione. Per un approfondimento e alcuni suggerimenti puoi leggere l’articolo Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza.

4. Respira in modo completo

Il respiro incide in modo profondo sulla nostra postura e sulla qualità dei nostri movimenti, oltre che sulla salute in generale, anche a livello emotivo e psicologico. Un buon respiro è versatile e si adatta continuamente a ogni posizione o azione e può aiutarci a eliminare stress e blocchi emotivi. Un respiro completo coinvolge l’intera persona; spesso invece si respira soltanto con alcune parti perché in altre la muscolatura è contratta, limitando il movimento. Puoi provare con la lezione audio Respirazione completa 1.

5. Cerca l’equilibrio

Essere in equilibrio è di fatto sentirsi in una posizione di riposo e non di sforzo, come ho accennato al punto 2 riferendomi alla funzione dello scheletro. Significa potersi muovere da qualsiasi posizione, in qualsiasi direzione, senza doversi riorganizzare e potendo fermare il movimento in qualsiasi punto per tornare indietro secondo il principio di reversibilità. Per trovare il tuo punto di equlibrio, puoi fare movimenti piccoli e lenti che ti aiutano a trovare il “punto neutro”, quello in cui non senti alcuno sforzo per rimanere in quella posizione.

6. Muoviti dal centro

Non sono le braccia, le mani, le gambe, i piedi a compiere un’azione, sei sempre tu, nel tuo essere intero, e la parte più potente è il tuo centro: il bacino, che contiene i muscoli più profondi e più grandi del corpo, connesso alla colonna vertebrale, nella sua possibilità di muoversi in tutte le direzioni. L’agilità della braccia e delle mani, la forza delle gambe, in una parola il buon uso degli arti (la periferia del tuo corpo) dipendono da un centro forte, tonico, elastico, flessibile e mobile, come descritto nell’articolo Scopri il potere e le funzioni del bacino.

Prova a portare attenzione a questi  sei punti, osservando e cercando di capire quali sono le tue abitudini, per poi inserire qualche cambiamento e se ti va, fammi sapere le tue scoperte. Ricordati che il cambiamento reale deriva dalla tua personale esperienza.

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Neuroplasticità e Metodo Feldenkrais

Descrivendo il Metodo Feldenkrais e ho citato spesso la neuroplasticità, un termine ancora poco conosciuto, ma di cui si sente sempre più spesso parlare. La neuroplasticità è, in altre parole, la plasticità del cervello, la sua “modellabilità”. Per molto tempo si è pensato che il cervello fosse plastico soltanto fino all’adolescenza e che poi si stabilizzasse e anzi, deperisse. Alcuni pensatori e scienziati del Novecento, fra cui Moshe Feldenkrais, hanno intuito che la plasticità dura per tutta la vita; studi e ricerche neuroscientifici più recenti lo hanno confermato e stanno a tuttoggi aprendo nuovi scenari nei campi dell’apprendimento, delle abilità fisiche, della medicina. La plasticità è la risposta del sistema nervoso  – il nostro nucleo vitale – nella continua interazione con l’ambiente, laddove ambiente è tutto: i suoni, gli abbracci, il cibo, le superfici di contatto, perfino le malattie. Lo sviluppo del cervello e la quantità di connessioni sinaptiche dipende infatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente, quello esterno e quello interno. Va da sé che maggiori saranno gli stimoli sensoriali, maggiori saranno le connessioni mentre, al contrario, la diminuzione o l’assenza di stimoli provocheranno una diminuzione delle sinapsi. Possiamo immaginare il cervello come una rete di strade che si illuminano ogni volta che pensiamo, sentiamo, agiamo. Le strade più luminose – più attive – sono quelle che usiamo di più e corrispondono alle nostre abitudini. Quelle abitudini che ci permettono di agire nel mondo senza dover ogni volta pensare a tutte le componenti dei nostri gesti, come sedersi, alzarsi, camminare, guidare, andare in bicicletta ecc., ma che possono limitarci nell’apprendimento di nuove funzioni o  nel miglioramento delle stesse. Fornire nuovi stimoli, attraverso variazioni ed esperienze, con un’attenzione che permette l’osservazione e la riflessione, ci permette di accendere nuove strade, poiché “Neurons which fire together wire together” (Donald O. Hebb, 1949), cioè i neuroni che scaricano assieme si potenziano reciprocamente. Nel nostro agire quotidiano, ciò significa essere capaci di elaborare nuove – e più adeguate – risposte all’ambiente e alle circostanze, con incremento di flessibilità, abilità, resilienza, creatività e quindi anche benessere integrato e salute. Come scrive il neurobiologo Lamberto Maffei  in “Elogio della lentezza”:

La plasticità è la democrazia del cervello, nel senso della possibilità e del desiderio di cambiare.

Questa possibilità di cambiare è la possibilità di evolvere grazie a un apprendimento continuo, inteso non in senso accademico (acquisizione di nozioni) bensì organico (rielaborazione delle informazioni). Gli scienziati parlano di “ricablaggio” del cervello, o “rimappatura”.  Quelle che oggi sono le scoperte neuroscientifiche più all’avanguardia erano le geniali intuizioni del dottor Moshe Feldenkrais mentre elaborava il suo metodo di rieducazione neuromuscolare, finalizzato a “educare attivamente il cervello ad apprendere nuove risposte, per ottenere un cambiamento dinamico del comportamento” (“Le basi del Metodo per la consapevolezza dei processi psicomotori”).

Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza

Gli occhi sono importanti organi di senso ancora molto sottovalutati nella loro funzione neuromotoria, ossia nell’importante ruolo che giocano rispetto alla qualità del nostro movimento, in quanto unico apparato sensore che è anche apparato motore. In genere ci si preoccupa della vista soltanto rispetto alla capacità di lettura alle diverse distanze, senza considerare che la principale funzione degli occhi è quella di organizzare il corpo per il movimento. Ci sono molte connessioni funzionali dirette tra i muscoli degli occhi e lo stato di contrazione di altri muscoli nel corpo e quindi è facile capire quanta influenza abbiano per la postura. L’informazione visiva e cinestetica vanno insomma a braccetto, ma di questo non ne siamo consapevoli nella nostra quotidianità e non ci soffermiamo sull’uso che facciamo degli occhi, che invece è della massima importanza per un buon uso globale del corpo e della mente e quindi per un benessere integrato. Si tenga presente che l’area del cervello dedicata alla elaborazione delle informazioni visive è insolitamente ampia. Ecco perché lavorare con gli occhi in associazione al movimento può essere un modo molto efficace per migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso e dato che tutte le funzioni del sistema nervoso interagiscono tra loro, si possono migliorare postura, respirazione, movimento, pensiero e, ovviamente, la vista stessa. Il lavoro con gli occhi può essere molto valido ad esempio nel caso della scoliosi. In genere si limita l’attenzione alle curve della colonna, mentre varrebbe invece la pena osservare anche l’uso degli occhi, così come quello della mandibola o dei piedi… parti solo apparentemente lontane dal sintomo ma che invece sono determinanti nella minore o maggiore flessibilità della colonna e quindi possibili chiavi per il miglioramento della scoliosi.

Moshe Feldenkrais ha dedicato molte lezioni agli occhi e anche quelle incentrate su altre tematiche non tralasciano mai l’uso della vista nel movimento, portando l’attenzione allo sguardo e proponendo variazioni nella direzione degli occhi rispetto alle altre parti del corpo. E’ una delle strategie tipiche del Metodo Feldenkrais per migliorare la qualità del movimento e che allo stesso tempo può diventare un mezzo per migliorare la vista stessa all’interno di un programma personalizzato.

Prova questo breve estratto di una sequenza dedicata agli occhi, che puoi eseguire da seduto o da sdraiato.

Occhi rilassati per un benessere integrato

  1. Chiudi gli occhi e immagina di osservare una perla di fronte a te sulla linea dell’orizzonte (scegli dimensione e colore).
  2. Immagina che la perla si muova leggermente a destra e a sinistra e seguila con lo sguardo; fallo senza alcuno sforzo, con movimenti piccoli e lenti, se gli occhi fanno degli scatti riduci il movimento.
  3. Fermati e riposa.
  4. Porta l’attenzione al solo occhio destro e immagina che la perla vada dal centro a destra e ritorno, per qualche volta, sempre lungo la linea dell’orizzonte. Ricordati di respirare tranquillamente e di non forzare. Rilassa il collo.
  5. Fai una pausa.
  6. Sempre con l’occhio destro, immagina che la perla vada dal centro verso sinistra, ossia verso il naso, tornando ogni volta al centro.
  7. Riposa. Come senti l’occhio destro rispetto al sinistro e la pelle circostante? Come senti la guancia destra rispetto alla sinistra? Prova a girare la testa una volta a destra e una volta a sinistra e senti da quale parte giri meglio.
  8. Fai lo stesso con l’occhio sinistro (punti da 4 a 7).
  9. Rifai punto 2, ossia muovi lentamente la perla a destra e a sinistra lungo la linea dell’orizzonte e segui il movimento con entrambi gli occhi. E’ più ampio ora? Più fluido e regolare?
  10. Fermati. Osserva il tuo respiro e come è rilassato il tuo corpo, come senti la pelle del viso. Osserva il tuo stato d’animo e i tuoi pensieri. Potresti scoprire che lavorare in modo consapevole con gli occhi può diventare anche una pratica di mindfulness 😉

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