Sani e agili da seduti? Con il Feldenkrais si può!

Molti di noi trascorrono ore seduti per lavoro, ma anche per recarsi sul posto di lavoro o in altre attività abituali come guardare la TV. Anche bambini e ragazzi in età scolastica non sono da meno. Noi siamo nati per muoverci, camminare, correre, arrampicarci, saltare… stare seduti non è naturale e questo stile di vita ci arreca molti danni, non soltanto fisici, ma anche nello stato d’animo e nel nostro senso di vitalità. Mal di schiena, al collo e alle spalle sono tra le conseguenze più comuni dello stare seduti, per il fatto che si crea una pressione eccessiva sui dischi intervertebrali. C’è chi risolve il problema cambiando vita, ma non per tutti è possibile. Per tutti è invece possibile trasformare la seduta in un’attività salutare! E con il Metodo Feldenkrais è possibile, anzi è l’obiettivo delle lezioni che si svolgono sulla sedia. In genere vengono prescritti o suggeriti esercizi regolari o accortezze, come una seduta ergonomica ecc. e sono consigli preziosi. Questi rimedi però ignorano il fattore principale della comodità nello stare seduti, ossia muovere tutto il corpo in modo efficiente, così da scaricare la tensione alla schiena, attivando i muscoli più potenti, proprio quelli che nella seduta non vengono normalmente utilizzati. In questo modo la seduta da posizione statica si trasforma in postura dinamica.

Il primo principio di una seduta dinamica è quello di renderla un’attività, che quindi permette e anzi richiede un movimento continuo e vitale. E questo scioglie con un malinteso molto diffuso, ossia che una buona postura sia stare “diritti” in una posizione stabilita. E’ proprio questa idea che causa molti danni, perché per “tenersi su” si tende a usare la parte superiore della schiena, irrigidendosi, con la inevitabile conseguenza dopo un po’ di scivolare e accasciarsi a mo’ di lombrico. Inoltre dà un’immagine scorretta della colonna vertebrale, come fosse un bastone, mentre è formata da quattro curve. Per sentirsi sostenuti bisogna attivare l’intero corpo in relazione ai punti di appoggio (piedi e ischi), trovando una libertà di movimento della colonna in ogni direzione e su tutti i piani.

Il secondo principio della seduta dinamica è che a tenerti “su” è il tuo scheletro e non lo sforzo muscolare. Il supporto dello scheletro libera la muscolatura da inutili tensioni. E’ per questo che sono fondamentali gli appoggi: i piedi innanzitutto, che così possono lavorare con la forza di gravità e trasmettere un senso di forza in tutto il corpo. L’altro appoggio importante è quello degli ischi, una base di appoggio forte che ti rende stabile senza affaticare la schiena, permettendo una grande libertà di movimento della colonna, delle braccia e della testa.

Puoi fare questo piccolo test per verificare se la tua seduta è dinamica o statica:

1. riesci a girarti con facilità a destra e a sinistra senza doverti alzare o cambiare posizione sulla sedia?

2. hai una buona respirazione sia toracica che addominale? Oppure senti poco movimento nella pancia o il petto fermo?

3. riesci ad allungare un braccio con facilità per prendere un oggetto lontano oppure devi alzarti o spostarti?

4. riesci a raccogliere un oggetto da terra da seduto e senza sforzo o senza doverti alzare?

5. dove sono i tuoi piedi? Ne senti l’apppoggio? Li usi o li dimentichi?

6. come senti le spalle? In tensione o “appese”?

Prova questa lezione introduttiva al programma “Star bene da seduti”: una prima esplorazione delle ossa, della forma e dei movimenti del bacino da seduti.

Puoi lavorare con me da casa tua, contattami per una programma online personalizzato.

 

 

 

Spalle agili con il Metodo Feldenkrais

“Avevo un dolore alla spalla destra che inficiava tutti i miei movimenti e rendeva il mio sonno un incubo. Non sapevo che posizione assumere nel letto per non sentire dolore. Tutto causato da un piccolo versamento e da piccole calcificazioni. Ho provato Feldenkrais con Livia e tutto è cambiato. Non ho più dolore. Posso muovere il braccio con tranquillità. E so che seguendo i suoi suggerimenti posso continuare ad aiutare il  mio corpo a stare bene senza usare medicinali.” E’ la testimonianza di Chiara, una donna molto vitale e dinamica, appassionata di arrampicata e con la quale sto continuando a lavorare affinché possa migliorare le performance in questa attività di forte impegno, che richiede un grande controllo dell’intero corpo, potenza muscolare, agilità, coordinazione degli arti, precisione di mani e piedi. Ho voluto riportare la sua testimonianza perché è molto concreta e mette in evidenza come il Metodo Feldenkrais possa aiutarci a liberare un movimento che ostacoliamo inconsapevolmente, facendolo diventare faticoso o, appunto, doloroso. Non solo, il Metodo Feldenkrais, che è un’autoeducazione al movimento, serve per evitare un circolo vizioso tra dolore, terapie e medicine che di solito non solo non ha fine, ma peggiora. Ed è destinato a peggiorare per un motivo molto semplice: se non si impara a usare il proprio corpo – in una parola se stessi –  in modo sano ed efficace, ci si usura, ci si danneggia e il corpo si lamenta. Le terapie funzionano lì per lì, ma è la consapevolezza dei nostri movimenti che ci permette di non reiterare un modello di movimento dannoso, altrimenti dopo qualche tempo il problema si ripresenta. Oggi sempre più fisioterapisti, osteopati o chiropratici, dopo i trattamenti ai pazienti, consigliano di continuare con l’autoeducazione del Metodo Feldenkrais.

Tornando ai dolori alle spalle, ad esempio, il problema è spesso dato dalla scarsa consapevolezza dell’origine del braccio e del suo movimento. Piccolo test: prova ad alzare o ad allungare un braccio e poi descrivi dove hai sentito l’origine del movimento e quali parti di te hanno partecipato. Se la risposta è dalla spalla, hai un’immagine molto parziale del movimento che ti fa usare la spalla in modo scorretto. Ancora insufficiente, ma già meglio se la risposta è: dalla scapola. Quasi promosso se hai sentito muovere le coste e la colonna. Bingo se hai risposto: dal bacino. Altri elementi importantissimi: come hai usato il respiro? E gli occhi? Sembra difficile poter sapere tutto questo mentre si compie un semplice gesto e forse all’inizio lo è, ma col tempo attraverso questo sofisticato e piacevole metodo che ti invita a muoverti con facilità e consapevolezza, diventa naturale. Come è stato per Chiara, che si è piacevolmente sorpresa di scoprire come funzionava la sua spalla, ossia in modo concertato con molte altre parti che hanno permesso di rendere il movimento facile e senza dolore.

Strategie Feldenkrais per liberare il collo

Molte persone soffrono di rigidità e tensione al collo e pensano di dover rendere il collo più flessibile. Se il collo duole, è perché altre parti della colonna vertebrale non partecipano abbastanza al movimento. Il Metodo Feldenkrais lavora sempre tenendo presente l’intera organizzazione muscolo-scheletrica della persona e mette in atto strategie di apprendimento affinché le parti “pigre” si risveglino, così da ottenere un movimento bilanciato tra i muscoli più forti e profondi e quelli più sottili e superficiali. Si tratta, in pratica, di redistribuire il lavoro muscolare in modo armonioso e “intelligente”. Per raggiungere questo obiettivo, il Metodo Feldenkrais utilizza movimenti che permettono al nostro organismo di sperimentare nuove possibilità, che si rivelano più funzionali. Di conseguenza l’organismo le adotta in modo del tutto naturale e fisiologico, poiché queste nuove possibilità non vengono apprese in modo teorico o astratto, come quando ci si sente correggere a parole, ma attraverso l’esperienza e le sensazioni che ne derivano. La nuova opzione viene integrata dal corpo-mente in modo individuale e concreto. Trovo che questo breve video mostri in modo molto chiaro il concetto appena descritto: con pochi, semplici, inusuali movimenti, Ruthy Alon, allieva di Feldenkrais e ideatrice del programma “Bones for life”, elimina la tensione al collo creando una sequenza in cui quest’ultimo viene escluso dal movimento, così da invitare a partecipare quelle parti della schiena meno attive. Esse diventano più mobili e più partecipi, liberando il collo dal lavoro in eccesso. Sembra magia, ma magia non è. E’ il frutto di un Metodo intelligente e sofisticato che permette all’essere umano di cambiare radicalmente verso un processo di salute autentica e personale.

 

 

Basta dolore da seduti: scegli il Feldenkrais

Per ragioni professionali stai seduto molto tempo? Al pc, in auto, sul treno, alla cassa…? Se non puoi cambiare lavoro, c’è una buona notizia per te: anche la posizione seduta può diventare dinamica e senza dolori, stress o affaticamento alla schiena e agli occhi. Le posizioni e i gesti del lavoro sedentario possono infatti diventare attività fisica, basta imparare a muovere in modo armonioso e coordinato bacino, colonna e testa, salvando la schiena. Quando le spalle sono sorrette dalla gabbia toracica, anche le braccia e le mani saranno libere di muoversi agilmente, senza che si creino tensioni e, a lungo andare, problemi come il tunnel carpale e la periatrite. Il segreto è nell’utilizzare lo scheletro come sostegno, per liberare la muscolatura da inutili sforzi. E si può imparare anche a usare lo sguardo in modo fluido, così da non stancare gli occhi, evitando mal di testa e attacchi di cervicale. Solo quello che è facile e piacevole, può essere integrato dal nostro sistema nervoso e, di conseguenza, nella vita di tutti i giorni.

Il primo passo per questo modo salutare di sedersi è quello di conoscere il bacino per poterlo muovere anche da seduti in collegamento con i piedi, la colonna, la testa. Prova gratis le due lezioni audio di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais “Star bene da seduti 1″ e “Star bene da seduti 2″.

Nel frattempo puoi mettere in pratica alcune accortezze:

  • posiziona lo schermo in modo da avere lo sguardo al di sotto della linea di orizzonte, questo ti permetterà di non accorciare la zona cervicale alzando il mento:
  • metti la sedia a un’altezza da poter appoggiare comodamente le piante dei piedi;
  • metti la tastiera a un’altezza per cui non devi alzare le spalle;
  • se puoi, lascia che gli avambracci siano appoggiati al piano di lavoro, formando un angolo di poco inferiore a 90° rispetto al braccio;
  • non premere con forza sui tasti, non ce n’è bisogno e cerca di usare tutte le dita;
  • non allungare il collo per avvicinarti allo schermo, se non ci vedi ingrandisci con lo zoom, ma lascia la testa in cima alla colonna;
  • se senti tensione alle spalle, bascula il bacino dolcemente (abituati con le due prime lezioni audio “Star bene da seduti”);
  • non rimanere troppo tempo nella stessa posizione, cambia, alzati, muoviti;
  • lascia che ci sia spazio sotto le ascelle e senti il movimento delle scapole mentre usi le braccia e le mani;
  • ascolta il tuo respiro, lascia la pancia libera;
  • ogni tanto stacca lo sguardo dallo schermo e guardati intorno oppure copri gli occhi con le mani a coppetta per farli riposare. Ci sono molte lezioni Feldenkrais sugli occhi, puoi provare “Rilassare gli occhi 1″.

Se fa al caso tuo, ho creato un programma specifico in cui posso seguirti anche online. Contattami per avere informazioni.

 

 

Male alle ginocchia? Occhio alle spalle!

Hai problemi alle ginocchia? Ti consiglio di iniziare a osservare la relazione tra anche e spalle quando cammini, potresti scoprire che l’origine dei tuoi guai è molto più lontana rispetto al punto dolente. Nella visione integrata del Metodo Feldenkrais, in cui muscoli e scheletro sono sistemi interconnessi, si porta l’attenzione all’intera persona e non alla parte compromessa, la quale in genere ci sta comunicando che è sovraccaricata di lavoro. Che cosa fare allora? Innanzitutto conoscere i propri schemi di movimento. Il primo passo è quello di iniziare a osservarti mentre cammini: quando fai un passo in avanti con il piede destro, che cosa fa l’anca destra? In quale direzione si muove? Quando lo hai scoperto, porta l’attenzione alla spalla destra, sempre mentre fai un passo in avanti con il piede destro. Dovresti accorgerti che mentre l’anca destra va avanti la spalla destra va indietro. Non è l’unico movimento che fanno spalla e anca, ma è sicuramente il più evidente. Una volta che hai sentito queste due direzioni, prova a camminare esagerando il movimento. Poi riprendi a camminare normalmente e senti se ci sono differenze rispetto a prima. Dopodiché cammina portando avanti e indietro anca e spalle assieme, nella stessa direzione, come se fossero un unico blocco. Camminando così, nota dove appoggia il piede destro, com’è il respiro, come senti la zona lombare e che cosa succede al ginocchio destro e poi riprendi a camminare normalmente. Senti che relazione c’è tra spalle, anche e ginocchia. A ogni passo le ginocchia accolgono il nostro peso per distribuirlo e scaricarlo allo stesso tempo alle altre articolazioni ed è quindi fondamentale che esso sia distribuito in modo omogeneo ed equilibrato. Se ad esempio il peso cade più su un lato o su un altro, all’interno o all’esterno del ginocchio, nel tempo la cartilagine in quel punto si deteriorerà e i tendini del lato opposto saranno a rischio di infiammazioni e lesioni. Di questi problemi ne sa qualcosa chi corre, che a volte deve perfino ricorrere a operazioni chirurgiche. Affinché il peso si distribuisca in modo corretto sul ginocchio, il sistema di leve dello scheletro deve utilizzato in modo ottimale. Prova di nuovo a camminare esagerando il movimento di anche e spalle e poi, dopo una dozzina di passi, a camminare bloccando anche e spalle assieme e osserva dove appoggia il piede quando fai il passo avanti. Tieni l’attenzione sulla parte destra (quando vorrai potrai fare la stessa osservazione sull’altro lato). Noterai che nel primo caso, nell’esagerazione del movimento opposto anca-spalla, i piedi appoggiano più vicini rispetto alla linea mediana (molto vicini tra loro, praticamente uno davanti all’altro, come se camminassi su un filo). Nel secondo caso, movimento anca-spalla nella stessa direzione, appoggiano lontani dalla linea mediana, ossia verso l’esterno. Osserva, sia in un caso sia nell’altro, come si distribuisce il peso sul  ginocchio quando appoggi il piede in avanti, fermandoti per un momento prima di continuare a camminare, così da localizzare lo sforzo del ginocchio e non solo (senti anche l’anca). Dopo aver provato le due modalità esagerate, torna a camminare come il tuo solito e senti se ci sono differenze rispetto a prima, se ti è più chiara la relazione anche-spalle e come il loro movimento influisca sull’appoggio dei piedi e sull’allineamento caviglia-ginocchia-anche. Questo è un esempio di auto-osservazione e di variazioni nella funzione del camminare che propongo durante le lezioni di educazione somatica Metodo Feldenkrais. La serie sul camminare è validissima anche per chi non ha particolari problemi, ma vuole migliorare le sue prestazioni, ad esempio la potenza e la resistenza della corsa. Soltanto se sai quello che fai, infatti, puoi cambiarlo, e quindi la consapevolezza del tuo movimento è un presupposto imprescindibile per il miglioramento.

Convinzioni da sfatare

Siamo talmente convinti di certi principi che se qualcuno li contraddice lo guardiamo con sospetto: è quello che può capitare a chi svolge il mio lavoro di educatrice somatica (o neuromuscolare) con il Metodo Feldenkrais. Già il solo nome di quello che faccio è oscuro, figuriamoci quando dico che “meno fai e meglio è” o che “per sentire di più devi diminuire lo sforzo”, “che provare dolore muscolare non serve per migliorare una performance sportiva”, “che non c’è bisogno di fare un movimento da entrambi i lati tanto un lato lo insegna all’altro” e altre stranezze simili. Ma come?! Dove sono finiti la fatica, l’impegno, la volontà, lo sforzo, il concetto di postura corretta, l’esercizio ripetuto?! Per quanto mi riguarda (e anche per quanto riguarda le nuove frontiere del fitness, del benessere e della scienza) nel cestino. Attenzione: non sto affermando di non praticare attività aerobica, correre, saltare, sudare ecc. Mi riferisco a come migliorare l’uso di sé e migliorare attraverso l’intelligenza, sfatando il mito “no pain, no gain”, ancora molto radicato. Ma un esercizio ripetuto con sforzo muscolare non serve all’apprendimento autentico, perché non invia informazioni al cervello in modo che questo possa cambiare l’uso dei muscoli (che di cervello non ne hanno). Sì impara, è vero, il gesto, ma in modo inefficiente: sprecando energia, usurando il corpo. Il quale ci avverte di questa cattiva organizzazione attraverso il dolore. Il punto è – e forse non te lo ha mai detto nessuno – che il movimento ben eseguito è quello che dà piacere, non quello che procura dolore, sfinimento, frustrazione. Basta osservare un bambino di quattro anni mentre gioca in libertà. Noterai una varietà infinita di movimenti, di esplorazioni continue, fino a raggiungere il traguardo attraverso la strada più efficace, perché nei suoi tentativi quando sente un disagio o una scomodità il bambino (mica è stupido!) non insiste, cerca un’altra via, si dà nuove possibilità. E’ creativo. Si diverte e impara. Impara in un’ora tante di quelle cose che noi adulti nemmeno ce lo possiamo immaginare. Allora a noi che cosa è successo? Perché ora anziché continuare come quando eravamo bambini, attraverso l’esplorazione, i tentativi, la creatività, insistiamo a eseguire ripetizioni infinite di movimenti per ottenere i risultati desiderati? Spesso provando frustrazione, sentendoci incapaci, inadatti, non abbastanza bravi. Perché se lui, il bambino, impara tante cose senza che nessuno gliele insegni, noi invece abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci dica se quello che facciamo è giusto o sbagliato? Che cosa ci è successo? Ci siamo dimenticati della parte più bella (a mio avviso) della vita: l’apprendimento, che è un processo creativo infinito. Quel tipo di apprendimento organico (gli scienziati lo chiamano embodied cognition) che ci permette di evolvere interiormente, di trovare le nostre soluzioni, la nostra strada. Non ti stupire se un educatore somatico non ti dice se fai bene o male, perché non è quello il suo compito. Il Metodo Feldenkrais non ti dà la ricetta giusta, ti fornisce gli strumenti perché tu possa trovare le tue risposte. Accende la tua intelligenza, stimola le tue potenzialità, guidandoti in quella dimensione che hai vissuto da bambino, quando apprendevi con l’intero te stesso, cuore pancia testa corpo, per agire nel mondo “a modo tuo”, felice delle tue conquiste. Nessuno ti ha detto come tenere la testa eretta, girarti, rotolare, gattonare, afferrare, accarezzare, bere, succhiare, sederti, alzarti, pensare, sorridere, piangere, amare… eppure hai imparato tutto questo e molto di più.

Il ruolo degli occhi nelle nostre azioni

Quanto sei consapevole dell’uso che fai degli occhi? Sapresti dire in questo momento se sono rilassati o sotto sforzo? Ad esempio se stai fissando il monitor tendendo anche il collo in avanti? Sempre rispetto agli occhi, li percepisci nella loro parte anteriore oppure li riesci a sentire nella loro sfericità? E potresti dire quanto pesano? Sono aspetti a cui generalmente non diamo attenzione, anche perché ci hanno abituato a considerare gli occhi soltanto se abbiamo difetti alla vista, ma non a sentirli come organi nella loro integrità e funzionalità. A meno che non ci capiti qualcosa di grave, come a David Webber, che a 43 anni è stato attaccato da una grave forma di uveite che lo aveva portato alla cecità e dalla quale è guarito con il Metodo Feldenkrais. Racconto la sua storia nell’articolo Dichiarato cieco, guarisce con il Metodo Feldenkrais. Per capire di che lavoro si tratti quando mi riferisco agli occhi, puoi provare questa lezione audio, molto semplice ma molto efficace: “Rilassare gli occhi 2″. Puoi alternarla con la prima lezione dedicata agli occhi “Rilassare gli occhi 1″. Prova per un paio di settimane per notare i cambiamenti e se hai domande contattami pure, anche se vuoi saperne di più e capire se è un percorso che può esserti utile. Integrando l’uso degli occhi nella consapevolezza dei tuoi movimenti puoi migliorare non soltanto la vista, ma anche il movimento stesso. Nelle sequenze del Metodo Feldenkrais l’attenzione agli occhi è infatti una costante e ci sono lezioni interamente focalizzate sugli occhi, con micromovimenti collegati al respiro e agli effetti e alle sensazioni sul resto del corpo. Il modo in cui usiamo gli occhi ha un ruolo fondamentale per la postura e la respirazione e se lo pensiamo come il nostro “sguardo sul mondo”, coinvolge anche la sfera psicologica ed emotiva. Come sempre, tutto è connesso.

Per chi ha problemi alla vista è molto utile anche il Metodo Bates, integrabile con il Feldenkrais per potenziare gli effetti. Un insegnante Feldenkrais, Jack Heggie, ha scritto un libro molto interessante, “L’uso degli occhi nel movimento”, in cui integra lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento di Moshe Feldenkrais con esercizi di William H. Bates, la prima persona che intuì che il funzionamento degli occhi poteva essere migliorato.

Così scrive Heggie:”Lavorare con gli occhi nel movimento può essere un modo efficace di migliorare il funzionamento dell’intero sistema nervoso.”

Se vuoi approfondire l’argomento puoi leggere anche l’articolo Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza, dove trovi un’altra sequenza da provare.

 

I consigli per una buona postura

Mi capita spesso di sentire o di leggere indicazioni per ottenere una buona postura in cui si suggerisce di rafforzare i muscoli addominali e lo stesso consiglio viene dato per lo più alle persone che soffrono di mal di schiena, in particolar modo alla zona lombare. Non è sbagliato avere addominali forti e nemmeno rafforzare qualsiasi altro gruppo muscolare, ma è importante fare alcune precisazioni:

1. le nostre azioni sono guidate da un sistema nervoso che controlla muscoli e ossa secondo una gerarchia precisa:  se vogliamo ottenere un vero cambiamento nella postura – e nei movimenti – dobbiamo rispettare le caratteristiche di questo sistema. Lo possiamo fare soltanto con strategie che incidano a livello neurologico. Si tratta di andare oltre il livello intellettuale, quello astratto e teorico, per raggiungere la parte intuitiva e istintiva del cervello, quella che controlla i movimenti e per dialogare con quella parte dobbiamo usare il suo lo stesso linguaggio, che non è fatto di parole, ma di sensazioni.

2. L’essere umano è un sistema integrato e interconnesso: in ogni movimento è coinvolta l’intera persona e non soltanto gruppi muscolari. Esercitare un gruppo di muscoli in modo isolato non è ciò che ci serve per migliorare un movimento, semplicemente perché non è ciò che accade nella realtà quando compiamo una qualsiasi azione. Se vogliamo aumentare la nostra forza, migliorare la nostra precisione, affinare i gesti ci occorre un lavoro globale e di consapevolezza su come avviene il movimento nelle sue varie componenti.

3. La postura non è una una forma ideale. Spesso quando parliamo di postura visualizziamo una posizione statica, ma è una costruzione mentale non corrispondente alla vita reale, dove ci muoviamo continuamente, a partire dal respiro, che modifica la nostra postura di momento in momento. La realtà è un continuo fluire, un cambiamento e passaggi di movimento tra l’in e l’es del respiro e tra un’azione e un altra. Se vogliamo lavorare sulla postura dobbiamo lavorare sul movimento e sull’intera persona, visto che ogni movimento coinvolge l’intero corpo, assieme al pensiero, alle emozioni, ai sentimenti. Per approfondimenti puoi leggere La postura come concetto dinamico.

I miei consigli per una buona postura non saranno quindi formati da una serie di regole o istruzioni, perché in questo modo mi rivolgerei al pensiero cosciente e non alla parte inconscia. Non è che il pensiero cosciente non possa attuare dei cambiamenti, anzi, a volte può farlo anche in modo repentino, ma è sempre un cambiamento temporaneo. Se chiedo a qualcuno di “raddrizzare” la schiena, si correggerà momentaneamente per poi tornare alle sue cattive abitudini. Non solo, si correggerà secondo un’idea astratta di “schiena diritta”. La nostra postura e il nostro modo di muoverci non sono dettati dall’intelletto, ma da schemi neuromotori insconsci: le abitudini, come le chiamava Moshe Feldenkrais, fondatore del metodo di autoeducazione neuromuscolare che sta alla base di MovimentoSano. Per cambiare le abitudini a nostro vantaggio quando esse ci limitano o ci danneggiano, dobbiamo lavorare sulla parte inconscia che le ha determinate, utilizzando appunto il linguaggio dei sensi. Da queste considerazioni nascono i 6 consigli di MovimentoSano per una buona postura:

1. Porta attenzione alle tue sensazioni

Ogni sensazione è un’informazione a quella parte inconscia del cervello che controlla il movimento: il respiro, l’appoggio dei piedi e delle parti del corpo a contatto con qualsiasi superficie, la comodità o la scomodità, le tensioni…

2. Senti, scopri e utilizza il tuo scheletro

Molti esercizi posturali si riferiscono ai muscoli, ma l’attenzione ai muscoli ti imprigiona in dettagli non utili per diventare consapevole del tuo movimento. E’ lo scheletro quello che ci sorregge, non i muscoli. Lo scheletro, se ben allineato, supporta il nostro peso senza alcuno sforzo muscolare. Ne nasce un senso di stabilità che ci permette di muoverci liberamente in ogni direzione, utilizzando la trasmissione della forza in modo diretto tra una parte e l’altra del nostro corpo. Se lavori sullo scheletro i tuoi muscoli faranno lo stretto necessario, evitando sforzi, tensioni e dolori. Puoi leggere a tale proposito l’articolo La funzione dello scheletro.

3. Elimina lo sforzo degli occhi

Gli occhi sono l’unico organo di senso connesso alle funzioni di movimento. Le tensioni agli occhi non solo inficiano la nostra vista, ma limitano anche i nostri movimenti e anche in questo caso si tratta di abitudini inconsce, per cui ti consiglio di scoprirle per poterle modificare e usare gli occhi in modo più efficace. I nostri stili di vita del resto non aiutano un corretto uso degli occhi, che rimangono molto tempo fissi sugli schermi, che siano del pc, del cellulare o della televisione. Per un approfondimento e alcuni suggerimenti puoi leggere l’articolo Occhi e movimento: una porta per la consapevolezza.

4. Respira in modo completo

Il respiro incide in modo profondo sulla nostra postura e sulla qualità dei nostri movimenti, oltre che sulla salute in generale, anche a livello emotivo e psicologico. Un buon respiro è versatile e si adatta continuamente a ogni posizione o azione e può aiutarci a eliminare stress e blocchi emotivi. Un respiro completo coinvolge l’intera persona; spesso invece si respira soltanto con alcune parti perché in altre la muscolatura è contratta, limitando il movimento. Puoi provare con la lezione audio Respirazione completa 1.

5. Cerca l’equilibrio

Essere in equilibrio è di fatto sentirsi in una posizione di riposo e non di sforzo, come ho accennato al punto 2 riferendomi alla funzione dello scheletro. Significa potersi muovere da qualsiasi posizione, in qualsiasi direzione, senza doversi riorganizzare e potendo fermare il movimento in qualsiasi punto per tornare indietro secondo il principio di reversibilità. Per trovare il tuo punto di equlibrio, puoi fare movimenti piccoli e lenti che ti aiutano a trovare il “punto neutro”, quello in cui non senti alcuno sforzo per rimanere in quella posizione.

6. Muoviti dal centro

Non sono le braccia, le mani, le gambe, i piedi a compiere un’azione, sei sempre tu, nel tuo essere intero, e la parte più potente è il tuo centro: il bacino, che contiene i muscoli più profondi e più grandi del corpo, connesso alla colonna vertebrale, nella sua possibilità di muoversi in tutte le direzioni. L’agilità della braccia e delle mani, la forza delle gambe, in una parola il buon uso degli arti (la periferia del tuo corpo) dipendono da un centro forte, tonico, elastico, flessibile e mobile, come descritto nell’articolo Scopri il potere e le funzioni del bacino.

Prova a portare attenzione a questi  sei punti, osservando e cercando di capire quali sono le tue abitudini, per poi inserire qualche cambiamento e se ti va, fammi sapere le tue scoperte. Ricordati che il cambiamento reale deriva dalla tua personale esperienza.

Se vuoi allenarti con le sequenze di MovimentoSano iscriviti alla newsletter, ricevi una sequenza audio gratuita al mese.

Periartrite e Feldenkrais: Matilde racconta

Matilde stava uscendo da una polmonite, doveva riprendere la sua vita normale, ricominciare a essere efficiente e voleva riprendere a correre, ma proprio in quel momento si era manifestata improvvisamente una periartrite alla spalla sinistra molto dolorosa, che le impediva i movimenti. E’ allora che si è rivolta al Metodo Feldenkrais e mi ha chiamata. Abbiamo iniziato un percorso di sedute individuali settimanali per qualche mese e in questa intervista ci racconta i risultati ottenuti. E’ una bella testimonianza, per la quale ringrazio la mia allieva e penso sia utile ascoltarla perché è incoraggiante per chi, come lei, voglia superare dolori, migliorare i propri movimenti nel quotidiano e sentirsi bene nel proprio corpo. Matilde sottolinea anche la differenze fra una terapia tradizionale e il particolare lavoro di educazione somatica proposto dal Metodo Feldenkrais:

Ho fatto un percorso di fisioterapia e di onde d’urto, però il lavoro con il Feldenkrais è stato diverso: mentre le fisioterapia si concentrava sull’allungamento del tendine della spalla, il lavoro fatto con Livia è stato quello di sciogliere la spalla, di sciogliere la schiena che era completamente bloccata. La mia schiena era una specie di tavola di legno e anche la scapola quindi il lavoro è stato quello di creare di nuovo il movimento della spalla. A un certo punto è venuto uno sblocco, c’è stata come una catena che si è rotta: la scapola si è sbloccata ed è seguito un movimento fluido della spalla e ho riacquistato un movimento completo.

Inoltre Matilde, per problemi dovuti a una scoliosi, desiderava ottenere un migliore allineamento tra la testa e la colonna (teneva infatti la testa molto in avanti rispetto alle spalle) e mi aveva espresso il desiderio di liberare il collo da uno stato di tensione. A tal fine abbiamo intrapreso un lavoro che le permettesse di sentire maggiormente la connessione tra il bacino e la testa e far sì che il bacino acquistasse il suo ruolo di motore del movimento, in modo che il collo potesse liberarsi da un lavoro muscolare eccessivo. Per Matilde è stato sorprendente focalizzarsi su punti che erano lontani dalla zona che le interessava, ma in seguito ha scoperto che questa strategia funzionava e che era il fulcro del Metodo Feldenkrais:

Ho capito che con il Feldenkrais non c’è mai una cosa separata dall’altra.

Infine la scoperta più bella: una presa di coscienza di sé grazie a una riappropriarsi del proprio corpo, come Matilde racconta in questa seconda parte dell’intervista.

 

 

La postura come concetto dinamico

Moshe Feldenkrais, fondatore del metodo di educazione neuromuscolare che porta il suo nome, indica la postura come “attura”. Che cosa significa questo strano nome? Feldenkrais intendeva la postura come adattamento dinamico del sistema corpo-mente nella continua interazione con l’ambiente  e quindi il semplice termine postura non lo soddisfaceva perché trasmette un’idea di staticità. Ecco che cosa scrive in “Corpo e mente”:

Postura eretta significa allineamento verticale. Ma tutti i termini di questo genere, compreso postura, implicano qualche cosa di rigido e di statico. Un esame attento mostra chiaramente che la postura eretta è in realtà dinamica, con un costante assestamento della struttura corporea piuttosto che staticamente fissa.

Fu così che creò il termine “attura” come sintesi di azione e postura. Una buona postura dunque una capacità di assestamento efficiente rispetto ai continui stimoli esterni (e interni) per mantenere l’equilibrio e per muoversi con facilità. Ecco la descrizione di buona postura, sempre in “Corpo e mente”:

Il corpo dovrebbe essere organizzato in modo da poter cominciare qualsiasi movimento  senza aggiustamento preliminare dei segmenti del corpo, senza una repentina modificazione del ritmo respiratorio, senza stringere la mascella inferiore né contrarre la lingua, senza alcuna tensione percettibile dei muscoli del collo e senza bloccare lo sguardo. Quando il corpo è organizzato in questo modo, la testa non viene tenuta fissa, è libera di muoversi facilmente in tutte le direzioni anatomicamente possibili.

La postura, in continuo adattamento e strettamente connessa al movimento, dipende quindi dall’uso che facciamo di noi stessi. Un uso che deriva dalle tante fasi dello sviluppo neuromotorio che nei primi anni di vita ci ha permesso di imparare a muoverci nello spazio-tempo in modo autonomo e dalle abitudini  – schemi di movimento – che abbiamo assunto come adattamento individuale alle nostre esperienze. Le abitudini (o schemi neuromotori) si possono intendere come preferenze (occhi o gamba dominanti, lato più flessibile, anca più libera ecc.) e non hanno nulla di negativo in sé, ma se non ne siamo consapevoli possono diventare automatismi limitanti e perfino dannosi. Sta a noi poterli osservare per permetterci alternative e per poter scegliere e adottare risposte più funzionali. E’ una possibilità che abbiamo grazie alla plasticità del nostro cervello e del nostro sistema nervoso:

Il sistema nervoso umano, essendo specialmente portato alla formazione di schemi personali che sono più labili dei riflessi geneticamente ereditati, è anche più in grado di inibire gli schemi indesiderati e di estinguerli (M.Feldenkrais, Corpo e mente).

Questo significa che possiamo apprendere e riapprendere risposte agli stimoli che siano il più vantaggiose possibili per un benessere integrato e per riequlibrare il nostro stato di salute, a patto di non rimanere fissati alle nostre abitudini. Un lavoro sulla postura è quindi un lavoro sulla globalità della persona. Mi capita spesso che le persone che si rivolgono a me per dolori vari (schiena, spalle, collo, ginocchia ecc.) parlino di postura, dicendo che desiderano una postura migliore in modo da risolvere i loro problemi. Ebbene, queste persone non si sentono mai dire che cos’è la buona postura e non si sentono mai correggere. Sono invece invitate a un lavoro profondo su di sé che permette loro di osservare i propri movimenti, scoprire le proprie abitudini, riconoscere quelle limitanti ed esplorare nuovi modi di muoversi che risultano più soddisfacenti. La “buona postura” è infatti quella che ci permette di muoverci con facilità, senza sforzi o tensioni muscolari e questa “corretezza” è diversa se ad agire è una persona con scoliosi, una persona emiplegica, una persona che ha subito un’operazione alle anche, una persona sportiva ecc. perché la postura, oltre che essere dinamica, è individuale.