Feldenkrais… e mediti comodo

La posizione della meditazione ti crea tensioni e disagi? E’ un problema piuttosto comune. Benché sia benefico, non è scontato che sia una pratica facile e può persino causare disagio. Mantenere certe posizioni può risultare molto scomodo e ci sono poi le tensioni muscolari abituali, che entrano subito in gioco e non se ne vanno per incanto quando si vuole meditare… Il rischio è quello di entrare in conflitto tra il desiderio di meditare e un corpo che non ci asseconda.

Il Metodo Feldenkrais può essere un valido aiuto per avvicinarsi alla meditazione e superare le iniziali difficoltà e può essere sempre di supporto e rafforzamento anche proseguendo con la pratica.

Prima riflessione: anche la meditazione è movimento, quindi non va concepita come una postura statica e di immobilità, come può sembrare quando si guarda la tipica foto standard di chi medita. C’è un continuo assestamento dinamico del corpo – di sé – in posizione, a partire dai supporti dello scheletro e dei rapporti dinamici fa i segmenti ossei, dati anche dalle fasi del respiro – in/es – in un fluire vitale e dinamico.

Seconda riflessione: delegare alle ossa il lavoro antigravitazionale permette di lasciar andare inutili tensioni e sforzi muscolari per “tenerci su”. In più, dà la possibilità, pur rimanendo “in posizione”, di eseguire microdondolii o microbasculamenti del bacino, impercettibili dall’esterno, che permettono di mobilizzare la colonna e di mantenersi flessibili e morbidi. Ci si sente saldi ma non rigidi, in equilibrio dinamico, con il respiro libero.

Terza riflessione: in questi movimenti minimi diventa facile trovare il “punto neutro”, uno dei principi del Metodo Feldenkrais. Si tratta di quel punto all’interno di un’articolazione in cui siamo liberi di stare senza stancarci e al tempo stesso di muoverci in ogni direzione. Giocare sul punto neutro troviamo una “quiete vibrante”, non stagnante, una sorta di “immobilità” al cuore del movimento, un senso vitale dello “stare”. La capacità di muoversi liberamente in qualsiasi direzione è la potenzialità massima del movimento, a partire dall’equilibrio e dal minimo dispendio energetico.

Quarta riflessione: oltre ad agevolare la comodità fisica, il supporto dello scheletro fornisce un aiuto psicologico. Vitale, elastico e forte al tempo stesso, lo scheletro ci supporta in questa neutralità rispetto alle tensioni “emotive” della muscolatura. L’attenzione della mente sui punti di appoggio, sulla dinamicità del soma, l’intero organismo, ci porta nel presente più concreto: la mente si ancora al corpo – al sé – nel qui e ora. La mente e il corpo possono fluttuare assieme, in una sospensione temporale, nella connessione con l’intero.

Se cerchiamo di mantenere una posizione statica, imponendocela anche quando sentiamo scomodità o addirittura dolori, la meditazione rischia di diventare un ennesimo sforzo contro se stessi, che il corpo segnala con dolori e tensioni che possono persistere anche dopo la pratica: nella zona delle spalle e del collo, nelle anche o nelle ginocchia, oltre a intorpidimenti o senso di nausea… Per evitare tutto ciò è sempre raccomandabile sciogliere la posizione e cambiarla quando non ci si sente bene o ci si sente nervosi. A poco serve dirsi di rilassarsi, anzi può aumentare il conflitto tra mente e corpo. “Rilassati” è un’indicazione astratta, generica, indefinita, priva di riferimenti. E’ impossibile rilassarsi se non si sa come farlo. Uno dei grandi meriti dello scienziato Moshe Feldenkrais è stato quello di rendere concreto l’astratto, attraverso una “anatomia esperienziale” che permette di sentire le differenze attraverso i sensi: pesante – leggero, piccolo – grande, rigido – morbido ecc. senza giudizi, ansia da prestazione, competitività. L’educazione a relazioni intelligenti e funzionali fra le varie parti di sé permetteranno di trovare una posizione naturalmente più eretta, stabile, comoda.

These forms are not a means of obtaining the right state of mind. To take this posture itself is the purpose of our practice. When you have this posture, you have the right state of mind.

Queste forme non sono un mezzo per ottenere il giusto stato della mente. E’ che quando assumi questa postura, tu hai il giusto stato della mente. (Shunryu Suzuki, Zen Mind, Beginner’s Mind​)

Prova la lezione audio che permette alle ginocchia di cambiare la loro posizione e di essere più libere attraverso la mobilizzazione delle anche, della colonna, della testa e del collo. Un altro suggerimento, quando sei a gambe incrociate, è di mettere dei supporti (cuscini o coperte) nello spazio che si crea tra il ginocchio e il suolo, così che le ginocchia non rimangano appese nello spazio, tirando la muscolatura.

Il mio risveglio con il Feldenkrais

Mi sveglio e prima di pensare, prima di “azionarmi”, mi sento: il contatto con il materasso, la sensazione sulla pelle, la forma che ho assunto, le parti in appoggio, il respiro… lascio andare.

Ascolto il mio respiro, il movimento che produce: nell’addome, nel torace, nella gola, nel naso e nella bocca, sotto le ascelle. Faccio esperienza della lunghezza del mio inspiro e del mio espiro, come cambiano le pressioni del mio corpo quando inspiro, come si allontanano le parti all’interno, occupando più spazio, dentro e fuori. Poi le pressioni che diminuiscono quando espiro, tutto si avvicina, mi ritraggo anche dallo spazio esterno. Espansione contrazione, espansione contrazione, espansione contrazione, i miei organi ricevono una sorta di piacevole massaggio, in un continuo fluire che è un divenire, un trasformarsi nel ritmo, nella temporalità, nella percezione interna, nella relazione con l’ambiente.

Battito: assieme al respiro, il mio cuore… pof… pof… pof… Sto con il cuore, sto con il respiro.

La mia attenzione va al viso, sento la pelle della fronte, la pelle attorno agli occhi, la pelle delle guance, le labbra, immagino che si distenda e si dilati, che si illumini. Allora la mia bocca si socchiude, la lingua si rilassa, la mandibola si abbandona alla gravità. Il mio respiro cambia. Il mio peso sul materasso cambia. Sento nuove parti, un diverso contatto.

Esploro. Con le dita dei piedi, che muovo lentamente e pigramente, provo le possibilità di pressioni, direzioni e spostamenti sulla superficie che mi accoglie. Sento come si trasmette la forza dai piedi al bacino… dondolo mollemente, vado e torno qualche volta, il movimento arriva alla colonna e raggiunge la testa. Mi fermo. Riposo.

Il mio respiro cambia ancora espansione ritrazione, espansione ritrazione, in un ritmo continuo mai uguale. Ogni respiro la scoperta di essere viva. Mi sento grata.

Muovo ancora le dita dei piedi, prima uno poi l’altro, poi assieme, poi alternati. Gioco. Sento sempre più parti di me che si destano, iniziano a dialogare, si trasmettono forza, vibrazioni, movimento. Inizia un impulso, come una corrente che fluisce attraverso i miei arti.

Arriva, da sé, il desiderio di muoversi, piedi gambe bacino schiena mani braccia testa, cambio i punti di pressione, cambio le direzioni, cambio il ritmo, ogni movimento un’esplorazione, una sensazione nuova, una rivelazione: girarsi, piegare le gambe, abbracciare un ginocchio e sentire al contempo il proprio respiro, percepire il modificarsi della forma come un tutto collegato che si plasma morbidamente, in un gioco di equilibri tra solidità e leggerezza… allora, mi dico, è possibile fare esperienza della propria vitalità guardando, e agendo, con un “occhio interno” (Moshe Feldenkrais la chiamava “anatomia esperienziale”).

Sono passati 10 minuti dal suono della sveglia, buon giorno!

Focus! Come l’attenzione ti cambia la vita

Oggi la scienza vede cervello, corpo e ambiente come un insieme funzionale. Moshe Feldenkrais scriveva, a metà Novecento:

Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo; il corpo, con lo scheletro, i visceri e i muscoli; l’ambiente. Questi tre aspetti danno un’immagine attiva dell’essere umano.” E anche: “L’unità della mente e del corpo è una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti in qualche modo collegate, ma di un tutto inseparabile al momento del funzionamento.” (da Mente e corpo).

Il corpo non è un abito che indossiamo, è la casa in cui viviamo. Il corpo siamo noi: nella sua unità funzionale con la mente, è la base del nostro sé, come afferma il neuroscienziato Antonio Damasio:

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso….

Il corpo è la manifestazione concreta del nostro modo di agire nel mondo, di sentire, di pensare, di provare emozioni e sentimenti. Se non lo ascoltiamo non ci conosciamo e non ci riconosciamo, mentre quando ci riappropriamo del nostro corpo ci riappropriamo di noi stessi, in una consapevolezza incarnata, come scrive Lea Kaufmann, Feldenkrais Trainer, in “Apoderate de tu cuerpo”:

Quando la tua attenzione è focalizzata sul tuo corpo, questo, per se stesso, inizia a lavorare meglio. E la cosa meravigliosa è che i cambiamenti che senti si verificano nel tuo cervello

Ciò è possibile perché, contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente e per tutta la vita, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti. Si chiama neuroplasticità. Il mezzo per stimolare la neuroplasticità è l’attenzione, un’attenzione sensoriale, spazio per la consapevolezza e strumento per inviare nuove informazioni al cervello. Perché la neuroplasticità “o la si usa o la si perde”, come scrive lo psichiatra Norman Doidge in “Le guarigioni del cervello”. Sull’attenzione e il suo potere di trasformazione scrivono ormai in molti autori:

Daniel Goleman, psicologo e scrittore, in “Focus, perché fare attenzione ci rende migliori e più felici”

Quando rivolgiamo piena attenzione ai nostri sensi, il chiacchiericcio mentale di default si zittisce.

E ancora:

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente.

Jon Kabat-Zinn, fondatore della clinica dello stress in Massachusets, in “Vivere momento per momento”

La consapevolezza è essenzialmente attenzione.. è come risvegliarsi dall’abitudine di agire meccanicamente, inconsapevolmente.

Si tratta di un’osservazione neutra, senza nessuna intenzione di giudicare, cambiare o correggere, perché si tratta di imparare a riconnettersi con il corpo, ad ascoltare, riconoscere, accogliere i segnali biologici interni (interocezione), a percepire il corpo nei rapporti gravitazionali e spaziali (propriocezione e cinestesi), a riorientarsi nel proprio ambiente per interagire e sentirsi vivi e dinamici nel “qui e ora”. Per allenarti a questa connessione con il corpo (con il sé), puoi iniziare a eseguire giochi neurosensoriali e neuromotori basati sui principi del Metodo Feldenkrais (prova con questo audio). Stimolano la neuroplasticità e, di conseguenza, la flessibilità mentale, le abilità cognitive e mnemoniche, la creatività:

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (M. Feldenkrais)

Io e il Feldenkrais

“Se non si è mai assaggiato un mango è impossibile conoscerne il sapore, anche se te lo descrivono”. Così diceva Moshe Feldenkrais a proposito del suo Metodo: si può spiegare quanto si vuole, ma per comprenderlo davvero bisogna farne esperienza. Anche, aggiungo, perché la vera conoscenza passa da lì, dall’esperienza dei nostri sensi e non dal trasferimento in termini accademici di informazioni o nozioni. Mi sono quindi detta che, forse, un racconto è meglio di tante definizioni e ho deciso di raccontare quello che è per me, nel mio vissuto personale, il Metodo Feldenkrais. Mi farà piacere se chi lo ha provato vorrà riportarmi la sua esperienza, così da pubblicare altri vissuti.
A oggi tutte le definizioni che si possono utilizzare credo rimangano per lo più oscure. Direi che non c’è, perlomeno in Italia, una terminologia di comprensione comune, forse perché sono concetti ancora molto nuovi e quindi manca un linguaggio corrispondente e, soprattutto, riconoscibile e riconducibile a una categoria. Per definire il Metodo si parla di educazione somatica, apprendimento organico, apprendimento sensorimotorio, educazione (o autoeducazione) neuromotoria, pedagogia… ma per la maggior parte delle persone questi termini dicono poco e nulla. Allo stesso tempo indicano però la specificità del Metodo rispetto a terapie, discipline e tecniche del settore salute e benessere, ossia che siamo nel campo dell’apprendimento, non quello accademico, ma quello che passa dall’esperienza organica. Si tratta, in definitiva, di “imparare col corpo”, un concetto oggi sempre più comune fra scienziati, psicologi, educatori ma non ancora molto diffuso fra il pubblico. Si pensa in generale che imparare sia ascoltare nozioni, registrarle, memorizzarle, elaborarle. Pensiamo ad esempio alla scuola, dove ai ragazzi viene chiesto di apprendere stando seduti composti con lo sguardo rivolto all’insegnante. L’apprendimento organico, quello proposto dal Metodo Feldenkrais, coinvolge invece l’intero nostro essere e ci permette di imparare non assorbendo nozioni o concetti già stabiliti, ma sperimentando la realtà in prima persona attraverso domande che poniamo a noi stessi nell’auto-osservazione. I movimenti che si eseguono durante una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento sono pensati per stimolare la persona intesa come un sistema integrato, interconnesso e funzionale, composto dallo scheletro, dai muscoli, dagli organi (interni e di senso) e dal sistema nervoso. Insomma, un corpo che coincide con l’intero nostro essere. Il movimento, caratteristica fondante della vita, diventa così la chiave per accedere alla globalità dell’essere umano e aprirgli la possibilità di una nuova e più chiara (consapevole) connessione con se stesso e con l’ambiente, con il quale egli crea un’unità funzionale fin dalla vita prenatale. Si osserva, si registrano le sensazioni, i pensieri, le emozioni, ci si pone domande, si sperimenta, si sceglie. Nessuno ci dice a priori se un gesto è giusto o no e come dobbiamo compierlo, lo comprendiamo strada facendo perché scopriamo quello che è “giusto per noi”. Non in modo astratto, ma concreto e tangibile. Un’esperienza che modifica il nostro modo di pensare, di relazionarci, di valutare, di agire… in una parola, di vivere. Sono più di trent’anni che mi appassiono alle possibilità espressive del corpo: danza classica, moderna, contemporanea, tango argentino, Tecnica Alexander, movimento olistico, raya yoga, tai chi chuan…. ma quando ho provato il Metodo Feldenkrais ho sentito che questa esperienza era diversa da tutte le precedenti. Con diversa non intendo migliore, ma che non avevo sperimentato in precedenza: non si trattava più di una disciplina impartita da altri, in cui il mio corpo si muoveva secondo idee e modelli, ma era un’esplorazione personale attraverso l’osservazione in dettaglio del mio corpo in movimento nello spazio. Nessuno mi mostrava quello che dovevo fare o mi correggeva, semplicemente mi guidava nel mio percorso di autoconoscenza, ponendomi domande alle quali non avevo mai pensato prima, domande che non davano nulla, ma proprio nulla, per scontato. E così ho iniziato a muovermi, anche quando ballo, non più secondo l’idea che avevo della forma del movimento, ma sentendo da dentro il “mio” movimento. Durante gli anni della formazione per diventare insegnante del Metodo, che è stato il regalo più bello che potessi farmi nella vita, ho scoperto sempre più il mio modo di muovermi e quindi di agire anche in termini emotivi e psicologici, ho percepito nella mia organizzazione muscoloscheletrica le mie reazioni automatiche, quelle che Moshe chiama “abitudini” e mi sono data nuove possibilità. Continuando in questa esplorazione – un viaggio senza fine – mi sembrava sempre più di tornare a me stessa, di riconoscermi e anche di riconciliarmi con i miei limiti, le mie debolezze, quelli che consideravo difetti e che ora considero le mie peculiarità. La sensazione di tornare a casa diventava sempre più forte: io ero diventata un luogo sicuro per me stessa. Allora ho iniziato ad avere meno paura, meno paura dei giudizi, meno paura delle sconfitte o delle delusioni, meno paura delle mie aspettative… sapere la strada di casa non mi fa vivere come un’illuminata, mi permette semplicemente di ritrovare presto un porto sicuro se c’è la tempesta. Emotivamente, l’ascolto del mio corpo mi permette sempre più di riconoscere rapidamente come sto, che cosa voglio, di che cosa ho bisogno.
E non devo astrarmi dalla concretezza della vita o andare in un luogo particolare: la riconciliazione può avvenire dentro di me ogni volta che voglio là dove mi trovo. Con un po’ di pazienza, a volte…. ma infine arriva. Anche questa è una particolarità del Metodo Feldenkrais: non ho bisogno di assumere una particolare posizione, eseguire una specifica tecnica di respirazione o cercare un determinato ambiente per essere presente nel qui e ora…. A me piace dire che il Feldenkrais è “mindfulness in movimento”, poiché è integrata nella realtà quotidiana. Le lezioni di Moshe Feldenkrais sono sempre pensate in funzione di un gesto, quindi legate agli aspetti pratici. Esse portano la danza nel quotidiano, almeno per me che amo danzare. Dirò di più, la presenza nel corpo vivente può diventare strumento per la spiritualità: siamo esseri fisici e la nostra spiritualità a mio parere non è disgiunta da questa fisicità; anzi è il corpo che ci dà la possibilità di mettere le ali. Dopo anni di osservazione sul corpo e sulle sensazioni fisiche, mi capita di non sentirlo più… quando il mio scheletro assolve la sua funzione di sostegno in relazione con la gravità, i miei muscoli lavorano in armonia senza farmi sentire alcuno sforzo e il mio respiro è fluido, sento una leggerezza che ha dell’incredibile e in quei momenti mi chiedo se un corpo ce l’ho. Anche la mente è sgombra, io sono semplicemente lì, godendo di quella frazione di vita, la mia e tutta quella che si muove attorno a me.

Body-scan, quali benefici

Ogni lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais inizia con un’esplorazione del corpo sotto forma di auto osservazione. Di solito questa mappatura è eseguita da sdraiati, ma viene effettuata anche nelle lezioni da seduti, in piedi o in altre posizioni. Nella posizione supina, la più adatta a un body-scan in cui il sistema nervoso è tranquillo poiché non impegnato nella funzione antigravitazionale, ci si osserva nella relazione con il suolo: quali parti premono di più,  quali meno e quali sono staccate, quale impronta hanno le parti a contatto e quali differenze ci sono tra un lato e l’altro. Si individuano tra destra e sinistra le più pesanti e quelle più leggere, le più lunghe e le più corte, quelle più voluminose ecc. Ci si può accorgere ad esempio che un piede è più ruotato verso l’esterno o che una spalla è più distanziata dal terreno rispetto all’altra, che una mano è appoggiata con il palmo e l’altra di profilo, che un lato del bacino preme più dell’altro… E’ un’esplorazione che ci permette nel tempo di conoscere la nostra organizzazione muscolo-scheletrica, ossia le nostre abitudini (tendenze, preferenze) o schemi di movimento e di notare i miglioramenti tra il prima e il dopo della lezione e nel corso del tempo. Mentre si percepisce il corpo, si porta l’attenzione anche al respiro (dove e come esso ci muove), allo stato d’animo e ai pensieri. Il tutto senza voler cambiare nulla, soltanto come neutra osservazione. Eseguendo il body scan per tanti anni mi sono accorta che, al di là della sua importante funzione nella lezione, può essere utile come piccola meditazione o pratica di mindfulness ogni volta che si ha bisogno di calmare la mente, di abbassare il livello di stress. Osservare il proprio corpo in relazione alle superfici di appoggio e allo spazio permette infatti un’immediata e concreta connessione con se stessi nel qui e ora. Inoltre aiuta a uscire dal giudizio, ad accogliersi per come si è nel momento presente, a essere più pazienti, a trovare il proprio ritmo interiore. E’ come un rallentamento, anzi, una sospensione temporale, che però ha effetti di risveglio, di una maggiore presenza e resa mentale. Risultati che si ottengono non perché li si cerchi, ma dal semplice portare attenzione, osservandosi, senza avere nessuno scopo particolare. E se si notano disagi, scomodità, fastidi, si osservano anche quelli, si “sta con”, spostando poi l’attenzione altrove. Allargando il campo di osservazione, ci si percepisce nell’insieme e nella propria integrità, anziché identificarsi con un solo aspetto. La scansione corporea ha un effetto potente, soprattutto se la si pratica nel tempo, perché viene sempre più integrata come modalità di percepirsi e di sentire se stessi rispetto all’ambiente. A me piace dire che mi permette di sapere “dove sono”. E’ così perché l’osservazione del corpo sviluppa la capacità di notare le nostre esperienze fisiche e, quindi, riconoscere immediatamente le nostre emozioni. Ha poi il vantaggio che posso farla quando e dove voglio, non ho bisogno di avere una stanza isolata e un tappetino… non appena mi accorgo che sono in accelerazione o preoccupata o in ansia so di potermi fermare, tanto bastano cinque minuti, e osservare il mio corpo in qualsiasi posto mi trovi. E non è che devo respirare in certo modo o con una determinata tecnica, non devo liberare forzatamente la mente o immaginare chissà cosa. Si tratta semplicemente di portare attenzione al corpo e il resto viene da sé.  Non solo: eseguire questa scansione corporea percependo il proprio scheletro, che è la modalità adottata nel Metodo Feldenkrais, si scopre sempre più quanto gli appoggi possano aiutarci nel sostenerci senza un uso eccessivo della muscolatura. Si impara, cioè, a economizzare la forza muscolare, risparmiando energia e acquistando una bella sensazione di leggerezza.

Mindfulness in movimento… Feldenkrais!

Prendi “Mindfulness” aggiungi “Movimento” ottieni Metodo Feldenkrais! Di mindfulness si sente parlare o si legge sempre più di frequente come uno strumento per un benessere integrato tra corpo, mente, spirito. Si riferisce alla consapevolezza ottenuta grazie a un’attenzione intenzionale, non giudicante e centrata nel presente sui propri processi psicomotori. La sua origine è molto antica, oltre 2.500 anni, e il termine inglese è la traduzione di “sati”, nella lingua indiana pali, o di “smirti” in sanscrito, che significano “attenzione consapevole”. Conosciuta e praticata in tutto il mondo asiatico da millenni, solo nel Novecento la Mindfulness è stata introdotta nella medicina occidentale per i suoi benefici, come ad esempio nella gestione dello stress e di malattie da esso derivanti o nel rafforzamento delle difese immunitarie. Ancor più recenti sono le scoperte neuroscientifiche riguardo ai cambiamenti funzionali che la Mindfulness produce nel cervello in termini di attenzione, memoria, capacità cognitive, nuove connessioni neuronali, potenziamento dei lobi frontali ecc. Così la definisce lo scienziato che l’ha introdotta nel campo della medicina alla fine degli Annni 70, il dottor Jon Kabat-Zinn, fondatore del Centro Mindfulness per la Medicina all’Università del Massachusetts:

Mindfulness è la consapevolezza che emerge dal porre attenzione intenzionalmente, nel presente e in modo non giudicante, nello svolgersi dell’esperienza momento per momento.

Trent’anni prima Moshe Feldenkrais iniziava a diffondere il suo Metodo e a creare le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento che proponevano al mondo occidentale, con largo anticipo sui tempi, il percorso descritto da Kabat-Zinn. Nei 45 minuti di una sessione del Metodo Feldenkrais, dopo un iniziale body-scan in cui già si entra in uno stato di mindfulness, ci osserviamo mentre ci muoviamo, con l’attenzione guidata sui tanti elementi che compongono la nostra azione, entrando così in uno stato di “Mindfulness in Movimento”: il respiro, lo sguardo, i collegamenti tra i segmenti ossei nella trasmissione della forza e la loro relazione con lo spazio, il nostro atteggiamento mentale ecc. E continuiamo a osservarci nelle variazioni sul movimento a cui siamo invitati dalle indicazioni dell’insegnante, variazioni spesso inusuali, a volte perfino spiazzanti per il nostro sistema nervoso. Attraverso questi particolari stimoli sensorimotori esso può imparare nuove risposte, più funzionali ai nostri bisogni. In modo fisiologico, senza alcuna imposizione esterna, bensì grazie a un’autoregolazione, ci sganciamo dai comportamenti automatici e limitanti, liberi di fare scelte più salutari e gratificanti. L’attenzione guidata e l’interesse sul movimento nel suo divenire ci cattura al punto che non possiamo che essere lì, presenti a noi stessi, con un senso di pienezza vitale mentre ascoltiamo le nostre sensazioni, osserviamo i nostri pensieri, accogliamo i moti dell’animo, ci percepiamo nel flusso spazio-temporale. Impediamo così alla mente quel vagare che sperimentiamo nella vita quotidiana, quando il nostro corpo assolve ai soliti compiti, quasi in automatico, mentre la mente è altrove, nel passato o nel futuro, di rado nel luogo dell’azione. Nella pratica Feldenkrais riusciamo invece a dimenticarci della mente, perché essa è tutt’uno col corpo, attiva semplicemente come attenta osservatrice dell’esperienza che stiamo vivendo momento per momento. Non ci sono divisioni, soltanto il corpo-mente che si scopre, si conosce e si riconosce come unità in un’osservazione che al giudizio e alla critica sostituisce la curiosità. E questo ci apre la possibilità di fare nuove scoperte su di noi e portare queste scoperte nel mondo, in una mindfulness che si integra al quotidiano e non stato “altro”, sospeso, rispetto alla vita pratica. E’ questa la peculiarità del Metodo Feldenkrais: il suo stretto legame con i gesti e le azioni che compiamo tutti i giorni. Ogni lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento è costruita su una funzione, come sedersi, allungare un braccio, girarsi, rotolare, camminare… tutti movimenti che iniziamo a compiere con un’attenzione, una consapevolezza e una presenza nuove, in un processo di cambiamento vissuto non come correzione bensì come evoluzione, con un senso di stima e di soddisfazione per le nostre capacità. Perché fare attenzione rende migliori e più felici (Daniel Goleman, “Focus”).

Se vuoi fare un piccola esperienza prova una delle brevi sequenze che propongo nella sezione Risorse gratuite e se vuoi ricevere gratuitamente nella mail altri audio iscriviti alla newsletter di MovimentoSano!