Il mio risveglio con il Feldenkrais

Mi sveglio e prima di pensare, prima di “azionarmi”, mi sento: il contatto con il materasso, la sensazione sulla pelle, la forma che ho assunto, le parti in appoggio, il respiro… lascio andare.

Ascolto il mio respiro, il movimento che produce: nell’addome, nel torace, nella gola, nel naso e nella bocca, sotto le ascelle. Faccio esperienza della lunghezza del mio inspiro e del mio espiro, come cambiano le pressioni del mio corpo quando inspiro, come si allontanano le parti all’interno, occupando più spazio, dentro e fuori. Poi le pressioni che diminuiscono quando espiro, tutto si avvicina, mi ritraggo anche dallo spazio esterno. Espansione contrazione, espansione contrazione, espansione contrazione, i miei organi ricevono una sorta di piacevole massaggio, in un continuo fluire che è un divenire, un trasformarsi nel ritmo, nella temporalità, nella percezione interna, nella relazione con l’ambiente.

Battito: assieme al respiro, il mio cuore… pof… pof… pof… Sto con il cuore, sto con il respiro.

La mia attenzione va al viso, sento la pelle della fronte, la pelle attorno agli occhi, la pelle delle guance, le labbra, immagino che si distenda e si dilati, che si illumini. Allora la mia bocca si socchiude, la lingua si rilassa, la mandibola si abbandona alla gravità. Il mio respiro cambia. Il mio peso sul materasso cambia. Sento nuove parti, un diverso contatto.

Esploro. Con le dita dei piedi, che muovo lentamente e pigramente, provo le possibilità di pressioni, direzioni e spostamenti sulla superficie che mi accoglie. Sento come si trasmette la forza dai piedi al bacino… dondolo mollemente, vado e torno qualche volta, il movimento arriva alla colonna e raggiunge la testa. Mi fermo. Riposo.

Il mio respiro cambia ancora espansione ritrazione, espansione ritrazione, in un ritmo continuo mai uguale. Ogni respiro la scoperta di essere viva. Mi sento grata.

Muovo ancora le dita dei piedi, prima uno poi l’altro, poi assieme, poi alternati. Gioco. Sento sempre più parti di me che si destano, iniziano a dialogare, si trasmettono forza, vibrazioni, movimento. Inizia un impulso, come una corrente che fluisce attraverso i miei arti.

Arriva, da sé, il desiderio di muoversi, piedi gambe bacino schiena mani braccia testa, cambio i punti di pressione, cambio le direzioni, cambio il ritmo, ogni movimento un’esplorazione, una sensazione nuova, una rivelazione: girarsi, piegare le gambe, abbracciare un ginocchio e sentire al contempo il proprio respiro, percepire il modificarsi della forma come un tutto collegato che si plasma morbidamente, in un gioco di equilibri tra solidità e leggerezza… allora, mi dico, è possibile fare esperienza della propria vitalità guardando, e agendo, con un “occhio interno” (Moshe Feldenkrais la chiamava “anatomia esperienziale”).

Sono passati 10 minuti dal suono della sveglia, buon giorno!

Focus! Come l’attenzione ti cambia la vita

Oggi la scienza vede cervello, corpo e ambiente come un insieme funzionale. Moshe Feldenkrais scriveva, a metà Novecento:

Una persona è fatta di tre entità: il sistema nervoso, che è il nucleo; il corpo, con lo scheletro, i visceri e i muscoli; l’ambiente. Questi tre aspetti danno un’immagine attiva dell’essere umano.” E anche: “L’unità della mente e del corpo è una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti in qualche modo collegate, ma di un tutto inseparabile al momento del funzionamento.” (da Mente e corpo).

Il corpo non è un abito che indossiamo, è la casa in cui viviamo. Il corpo siamo noi: nella sua unità funzionale con la mente, è la base del nostro sé, come afferma il neuroscienziato Antonio Damasio:

C’è un legame forte e permanente tra le zone del cervello che regolano il corpo e il corpo stesso….

Il corpo è la manifestazione concreta del nostro modo di agire nel mondo, di sentire, di pensare, di provare emozioni e sentimenti. Se non lo ascoltiamo non ci conosciamo e non ci riconosciamo, mentre quando ci riappropriamo del nostro corpo ci riappropriamo di noi stessi, in una consapevolezza incarnata, come scrive Lea Kaufmann, Feldenkrais Trainer, in “Apoderate de tu cuerpo”:

Quando la tua attenzione è focalizzata sul tuo corpo, questo, per se stesso, inizia a lavorare meglio. E la cosa meravigliosa è che i cambiamenti che senti si verificano nel tuo cervello

Ciò è possibile perché, contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente e per tutta la vita, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti. Si chiama neuroplasticità. Il mezzo per stimolare la neuroplasticità è l’attenzione, un’attenzione sensoriale, spazio per la consapevolezza e strumento per inviare nuove informazioni al cervello. Perché la neuroplasticità “o la si usa o la si perde”, come scrive lo psichiatra Norman Doidge in “Le guarigioni del cervello”. Sull’attenzione e il suo potere di trasformazione scrivono ormai in molti autori:

Daniel Goleman, psicologo e scrittore, in “Focus, perché fare attenzione ci rende migliori e più felici”

Quando rivolgiamo piena attenzione ai nostri sensi, il chiacchiericcio mentale di default si zittisce.

E ancora:

Mentre la mente sta vagando, i nostri sistemi sensoriali si spengono e, al contrario, quando ci concentriamo sul qui e ora si indeboliscono i circuiti neurali responsabili del vagare della mente.

Jon Kabat-Zinn, fondatore della clinica dello stress in Massachusets, in “Vivere momento per momento”

La consapevolezza è essenzialmente attenzione.. è come risvegliarsi dall’abitudine di agire meccanicamente, inconsapevolmente.

Si tratta di un’osservazione neutra, senza nessuna intenzione di giudicare, cambiare o correggere, perché si tratta di imparare a riconnettersi con il corpo, ad ascoltare, riconoscere, accogliere i segnali biologici interni (interocezione), a percepire il corpo nei rapporti gravitazionali e spaziali (propriocezione e cinestesi), a riorientarsi nel proprio ambiente per interagire e sentirsi vivi e dinamici nel “qui e ora”. Per allenarti a questa connessione con il corpo (con il sé), puoi iniziare a eseguire giochi neurosensoriali e neuromotori basati sui principi del Metodo Feldenkrais (prova con questo audio). Stimolano la neuroplasticità e, di conseguenza, la flessibilità mentale, le abilità cognitive e mnemoniche, la creatività:

Quello che mi interessa non sono corpi flessibili, ma menti flessibili (M. Feldenkrais)

Il tempo del cuore

Gli stili di vita odierni ci hanno rubato il tempo per noi stessi, che spesso è un tempo da condividere con gli altri: le attenzioni, le gentilezze, le coccole, le carezze, gli sguardi, il gioco, l’ironia, l’osservazione, l’ascolto… il tempo, come ho letto in n bellissimo libro che consiglio, “Momo” di Michael Ende, sta nel nostro cuore. Se lo perdiamo, siamo perduti in un vortice che ci succhia la vita e la vitalità. Il tempo del cuore è un tempo interiore, non significa mancare di efficienza, non adempiere agli impegni; significa trovare il proprio ritmo, saper lasciare andare, saper dire no, saper riconoscere che è troppo per noi e, in ultimo, uscire da quello che definisco “delirio di onnipotenza” che spesso ci assale: voler arrivare dappertutto, volersi sentire bravi ed efficienti e cercare di avere tutto sotto controllo (perché solo noi lo sappiamo fare bene!). Al di là delle effettive richieste che impegnano molto del nostro tempo, possiamo e dobbiamo ammettere che a volte (o spesso) la sensazione di essere in un frullatore è il risultato di un nostro atteggiamento. Per rallentare il ritmo interiore, senza venir meno ai doveri, basta non innescare il pilota automatico e portare attenzione a quello che si fa, a come lo si fa, a che cosa si prova mentre lo si fa, introducendo variazioni… e tutto cambia, perché come per magia il tempo interiore si dilata, si delinea, si definisce: ci i rispetta di più, si prova più piacere in ciò che si fa, si dà senso ai gesti del quotidiano che diventano unici e mai scontati, si vince la noia della routine, si allena il cervello a rimanere attivo e giovane! Qualche esempio pratico: i lavori domestici, tanto odiati, possono diventare un’opportunità meditativa e, perché no, di fitness. Se ad esempio sono attenta a come lavo i vetri, posso sentire il mio movimento, introdurre delle variazioni nel respiro, nel passaggio di peso da una gamba all’altra, nell’uso delle mani ecc. E se ascolto della musica posso anche variare il ritmo e creare una danza. In coda in posta o alla cassa? Posso anche qui giocare con il mio peso e il mio equilibrio. Se invece sono in auto nel traffico, anziché innervosirmi e insultare tutti quelli che considero incapaci di guidare, posso portare l’attenzione al mio stato interiore, al respiro, al modo in cui sono seduta/o e fare piccole pressioni con la colonna vertebrale sul sedile, muovere gli ischi, contare i denti con la lingua, ma anche pensare a qualcuno, immaginare, progettare, sognare… i piccoli giochi fisici che ho citato provengono tutti dalle lezioni di Consapevolezza Attraverso il Movimento del Metodo Feldenkrais. Sono le lezioni di gruppo che insegno a Milano e provincia e anche online per chi vive lontano e vuole lavorare con me o non trova un insegnante Feldenkrais nella sua zona. Il vantaggio di queste lezioni è che sono tutte integrate e integrabili con le azioni e i gesti quotidiani. Sono pensate proprio per migliorare questi gesti e ci abituano a porre attenzione a come li eseguiamo, attraverso la lentezza e la riduzione del movimento. Piccolo e lento è il segreto del Metodo Feldenkrais per permettere di osservarsi, sentirsi, conoscersi, riconoscere le proprie abitudini, a cui si aggiunge la strategia della variazione, così da scoprire e imparare nuovi  modi di fare le cose, uscire dalla noia della routine, guadagnando in efficienza, benessere, salute, piacere e… velocità. Sì, perché quando il movimento è più funzionale ed economico si riesce a essere molto rapidi e veloci se necessario, senza affaticarsi e senza diventare frettolosi e ansiosi. Nel piccolo, lento e ricco di variazioni si inserisce l’attenzione, che è la chiave del cuore. Senza attenzione non ci può essere l’incontro degli sguardi, non ci possono essere i sorrisi, gli scambi di piacere, la gentilezza.

Se vuoi provare le lezioni di consapevolezza Attraverso il Movimento iscriviti alla newsletter di MovimentoSano, riceverai una lezione audio ogni mese. Se vuoi provare sotto la mia guida, contattami per le lezioni online.

Io e il Feldenkrais

“Se non si è mai assaggiato un mango è impossibile conoscerne il sapore, anche se te lo descrivono”. Così diceva Moshe Feldenkrais a proposito del suo Metodo: si può spiegare quanto si vuole, ma per comprenderlo davvero bisogna farne esperienza. Anche, aggiungo, perché la vera conoscenza passa da lì, dall’esperienza dei nostri sensi e non dal trasferimento in termini accademici di informazioni o nozioni. Mi sono quindi detta che, forse, un racconto è meglio di tante definizioni e ho deciso di raccontare quello che è per me, nel mio vissuto personale, il Metodo Feldenkrais. Mi farà piacere se chi lo ha provato vorrà riportarmi la sua esperienza, così da pubblicare altri vissuti.
A oggi tutte le definizioni che si possono utilizzare credo rimangano per lo più oscure. Direi che non c’è, perlomeno in Italia, una terminologia di comprensione comune, forse perché sono concetti ancora molto nuovi e quindi manca un linguaggio corrispondente e, soprattutto, riconoscibile e riconducibile a una categoria. Per definire il Metodo si parla di educazione somatica, apprendimento organico, apprendimento sensorimotorio, educazione (o autoeducazione) neuromotoria, pedagogia… ma per la maggior parte delle persone questi termini dicono poco e nulla. Allo stesso tempo indicano però la specificità del Metodo rispetto a terapie, discipline e tecniche del settore salute e benessere, ossia che siamo nel campo dell’apprendimento, non quello accademico, ma quello che passa dall’esperienza organica. Si tratta, in definitiva, di “imparare col corpo”, un concetto oggi sempre più comune fra scienziati, psicologi, educatori ma non ancora molto diffuso fra il pubblico. Si pensa in generale che imparare sia ascoltare nozioni, registrarle, memorizzarle, elaborarle. Pensiamo ad esempio alla scuola, dove ai ragazzi viene chiesto di apprendere stando seduti composti con lo sguardo rivolto all’insegnante. L’apprendimento organico, quello proposto dal Metodo Feldenkrais, coinvolge invece l’intero nostro essere e ci permette di imparare non assorbendo nozioni o concetti già stabiliti, ma sperimentando la realtà in prima persona attraverso domande che poniamo a noi stessi nell’auto-osservazione. I movimenti che si eseguono durante una lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento sono pensati per stimolare la persona intesa come un sistema integrato, interconnesso e funzionale, composto dallo scheletro, dai muscoli, dagli organi (interni e di senso) e dal sistema nervoso. Insomma, un corpo che coincide con l’intero nostro essere. Il movimento, caratteristica fondante della vita, diventa così la chiave per accedere alla globalità dell’essere umano e aprirgli la possibilità di una nuova e più chiara (consapevole) connessione con se stesso e con l’ambiente, con il quale egli crea un’unità funzionale fin dalla vita prenatale. Si osserva, si registrano le sensazioni, i pensieri, le emozioni, ci si pone domande, si sperimenta, si sceglie. Nessuno ci dice a priori se un gesto è giusto o no e come dobbiamo compierlo, lo comprendiamo strada facendo perché scopriamo quello che è “giusto per noi”. Non in modo astratto, ma concreto e tangibile. Un’esperienza che modifica il nostro modo di pensare, di relazionarci, di valutare, di agire… in una parola, di vivere. Sono più di trent’anni che mi appassiono alle possibilità espressive del corpo: danza classica, moderna, contemporanea, tango argentino, Tecnica Alexander, movimento olistico, raya yoga, tai chi chuan…. ma quando ho provato il Metodo Feldenkrais ho sentito che questa esperienza era diversa da tutte le precedenti. Con diversa non intendo migliore, ma che non avevo sperimentato in precedenza: non si trattava più di una disciplina impartita da altri, in cui il mio corpo si muoveva secondo idee e modelli, ma era un’esplorazione personale attraverso l’osservazione in dettaglio del mio corpo in movimento nello spazio. Nessuno mi mostrava quello che dovevo fare o mi correggeva, semplicemente mi guidava nel mio percorso di autoconoscenza, ponendomi domande alle quali non avevo mai pensato prima, domande che non davano nulla, ma proprio nulla, per scontato. E così ho iniziato a muovermi, anche quando ballo, non più secondo l’idea che avevo della forma del movimento, ma sentendo da dentro il “mio” movimento. Durante gli anni della formazione per diventare insegnante del Metodo, che è stato il regalo più bello che potessi farmi nella vita, ho scoperto sempre più il mio modo di muovermi e quindi di agire anche in termini emotivi e psicologici, ho percepito nella mia organizzazione muscoloscheletrica le mie reazioni automatiche, quelle che Moshe chiama “abitudini” e mi sono data nuove possibilità. Continuando in questa esplorazione – un viaggio senza fine – mi sembrava sempre più di tornare a me stessa, di riconoscermi e anche di riconciliarmi con i miei limiti, le mie debolezze, quelli che consideravo difetti e che ora considero le mie peculiarità. La sensazione di tornare a casa diventava sempre più forte: io ero diventata un luogo sicuro per me stessa. Allora ho iniziato ad avere meno paura, meno paura dei giudizi, meno paura delle sconfitte o delle delusioni, meno paura delle mie aspettative… sapere la strada di casa non mi fa vivere come un’illuminata, mi permette semplicemente di ritrovare presto un porto sicuro se c’è la tempesta. Emotivamente, l’ascolto del mio corpo mi permette sempre più di riconoscere rapidamente come sto, che cosa voglio, di che cosa ho bisogno.
E non devo astrarmi dalla concretezza della vita o andare in un luogo particolare: la riconciliazione può avvenire dentro di me ogni volta che voglio là dove mi trovo. Con un po’ di pazienza, a volte…. ma infine arriva. Anche questa è una particolarità del Metodo Feldenkrais: non ho bisogno di assumere una particolare posizione, eseguire una specifica tecnica di respirazione o cercare un determinato ambiente per essere presente nel qui e ora…. A me piace dire che il Feldenkrais è “mindfulness in movimento”, poiché è integrata nella realtà quotidiana. Le lezioni di Moshe Feldenkrais sono sempre pensate in funzione di un gesto, quindi legate agli aspetti pratici. Esse portano la danza nel quotidiano, almeno per me che amo danzare. Dirò di più, la presenza nel corpo vivente può diventare strumento per la spiritualità: siamo esseri fisici e la nostra spiritualità a mio parere non è disgiunta da questa fisicità; anzi è il corpo che ci dà la possibilità di mettere le ali. Dopo anni di osservazione sul corpo e sulle sensazioni fisiche, mi capita di non sentirlo più… quando il mio scheletro assolve la sua funzione di sostegno in relazione con la gravità, i miei muscoli lavorano in armonia senza farmi sentire alcuno sforzo e il mio respiro è fluido, sento una leggerezza che ha dell’incredibile e in quei momenti mi chiedo se un corpo ce l’ho. Anche la mente è sgombra, io sono semplicemente lì, godendo di quella frazione di vita, la mia e tutta quella che si muove attorno a me.

Abbatti lo stress in 9 mosse: guida gratuita

La nostra società non è disegnata per supportare una vita a basso livello di stress: ritmi accelerati, la richiesta di essere sempre efficienti e multitasking, la pressione di impegni professionali e domestici contro la mancanza di tempo… insomma, un vero stress! (Quante volte lo diciamo?!) Tutte queste richieste non ci permettono di ascoltarci come dovremmo per rispettare i nostri bisogni e il peggio è che siamo talmente abituati a vivere così, da pensare che sia normale. Quante volte diciamo di sapere che cosa ci farebbe bene ma che non abbiamo tempo da dedicare a noi stessi? E così, nonostante le difficoltà, riusciamo a far fronte a tutto (più o meno), purtroppo però a caro prezzo: la nostra salute, il nostro stato d’animo, le relazioni, il senso di soddisfazione e gratificazione personali. Il peggio è che siamo più o meno convinti che sia un prezzo inevitabile, così come il fatto di doversi rivolgere a farmaci, medici, terapisti. Insomma: ci arrendiamo a quello che riteniamo un destino inevitabile. Se pensiamo così, è perché non conosciamo come funziona il nostro sistema nervoso e che è possibile imparare a gestirlo in modo più funzionale ai nostri bisogni attraverso semplici ma potenti strategie. Si tratta di un modo di utilizzare le sensazioni fisiche per inviare messaggi al sistema nervoso, secondo i principi del Metodo Feldenkrais e della neuroplasticità. Te lo svelo nella guida “Zero Stress in 9 mosse” che ti invierò gratuitamente nella tua casella di posta. Richiedila a info@movimentosano.com

Mindfulness in movimento… Feldenkrais!

Prendi “Mindfulness” aggiungi “Movimento” ottieni Metodo Feldenkrais! Di mindfulness si sente parlare o si legge sempre più di frequente come uno strumento per un benessere integrato tra corpo, mente, spirito. Si riferisce alla consapevolezza ottenuta grazie a un’attenzione intenzionale, non giudicante e centrata nel presente sui propri processi psicomotori. La sua origine è molto antica, oltre 2.500 anni, e il termine inglese è la traduzione di “sati”, nella lingua indiana pali, o di “smirti” in sanscrito, che significano “attenzione consapevole”. Conosciuta e praticata in tutto il mondo asiatico da millenni, solo nel Novecento la Mindfulness è stata introdotta nella medicina occidentale per i suoi benefici, come ad esempio nella gestione dello stress e di malattie da esso derivanti o nel rafforzamento delle difese immunitarie. Ancor più recenti sono le scoperte neuroscientifiche riguardo ai cambiamenti funzionali che la Mindfulness produce nel cervello in termini di attenzione, memoria, capacità cognitive, nuove connessioni neuronali, potenziamento dei lobi frontali ecc. Così la definisce lo scienziato che l’ha introdotta nel campo della medicina alla fine degli Annni 70, il dottor Jon Kabat-Zinn, fondatore del Centro Mindfulness per la Medicina all’Università del Massachusetts:

Mindfulness è la consapevolezza che emerge dal porre attenzione intenzionalmente, nel presente e in modo non giudicante, nello svolgersi dell’esperienza momento per momento.

Trent’anni prima Moshe Feldenkrais iniziava a diffondere il suo Metodo e a creare le lezioni collettive di Consapevolezza Attraverso il Movimento che proponevano al mondo occidentale, con largo anticipo sui tempi, il percorso descritto da Kabat-Zinn. Nei 45 minuti di una sessione del Metodo Feldenkrais, dopo un iniziale body-scan in cui già si entra in uno stato di mindfulness, ci osserviamo mentre ci muoviamo, con l’attenzione guidata sui tanti elementi che compongono la nostra azione, entrando così in uno stato di “Mindfulness in Movimento”: il respiro, lo sguardo, i collegamenti tra i segmenti ossei nella trasmissione della forza e la loro relazione con lo spazio, il nostro atteggiamento mentale ecc. E continuiamo a osservarci nelle variazioni sul movimento a cui siamo invitati dalle indicazioni dell’insegnante, variazioni spesso inusuali, a volte perfino spiazzanti per il nostro sistema nervoso. Attraverso questi particolari stimoli sensorimotori esso può imparare nuove risposte, più funzionali ai nostri bisogni. In modo fisiologico, senza alcuna imposizione esterna, bensì grazie a un’autoregolazione, ci sganciamo dai comportamenti automatici e limitanti, liberi di fare scelte più salutari e gratificanti. L’attenzione guidata e l’interesse sul movimento nel suo divenire ci cattura al punto che non possiamo che essere lì, presenti a noi stessi, con un senso di pienezza vitale mentre ascoltiamo le nostre sensazioni, osserviamo i nostri pensieri, accogliamo i moti dell’animo, ci percepiamo nel flusso spazio-temporale. Impediamo così alla mente quel vagare che sperimentiamo nella vita quotidiana, quando il nostro corpo assolve ai soliti compiti, quasi in automatico, mentre la mente è altrove, nel passato o nel futuro, di rado nel luogo dell’azione. Nella pratica Feldenkrais riusciamo invece a dimenticarci della mente, perché essa è tutt’uno col corpo, attiva semplicemente come attenta osservatrice dell’esperienza che stiamo vivendo momento per momento. Non ci sono divisioni, soltanto il corpo-mente che si scopre, si conosce e si riconosce come unità in un’osservazione che al giudizio e alla critica sostituisce la curiosità. E questo ci apre la possibilità di fare nuove scoperte su di noi e portare queste scoperte nel mondo, in una mindfulness che si integra al quotidiano e non stato “altro”, sospeso, rispetto alla vita pratica. E’ questa la peculiarità del Metodo Feldenkrais: il suo stretto legame con i gesti e le azioni che compiamo tutti i giorni. Ogni lezione di Consapevolezza Attraverso il Movimento è costruita su una funzione, come sedersi, allungare un braccio, girarsi, rotolare, camminare… tutti movimenti che iniziamo a compiere con un’attenzione, una consapevolezza e una presenza nuove, in un processo di cambiamento vissuto non come correzione bensì come evoluzione, con un senso di stima e di soddisfazione per le nostre capacità. Perché fare attenzione rende migliori e più felici (Daniel Goleman, “Focus”).

Se vuoi fare un piccola esperienza prova una delle brevi sequenze che propongo nella sezione Risorse gratuite e se vuoi ricevere gratuitamente nella mail altri audio iscriviti alla newsletter di MovimentoSano!

Una vita sana non deve essere frutto di rinunce

Nell’idea comune di salute rientrano in genere gli stili di vita ritenuti più sani, come l’alimentazione, l’attività fisica, il non fumare. Sono sicuramente scelte valide, ma spesso portano con sé un’idea di sacrificio, di rinuncia, frutto del senso del dovere o, peggio, di colpa e quando manca il piacere in ciò che facciamo è facile tornare alle vecchie abitudini. Non solo, è anche facile perdere il gusto di ciò che si fa, del cibo che si mangia, in sintesi della vita e ciò porta a non poter essere davvero in uno stato di salute. Un vero cambiamento di rotta, che non sia sentito come sacrifico ma come libera scelta,  può avvenire soltanto se innescato da un concreto cambiamento interiore, quindi autentico, individuale e non imposto. Allora sì che se cambiamo alimentazione lo facciamo per un’esigenza personale, in quanto cambiano i bisogni e il gusto, e non perché la nostra testa ci dice che un cibo è più sano di un altro. Si tratta di innescare un gioco di leve con effetto domino e perché accada occorre rimappare la mente; ossia lavorare a livello neurologico. Tale livello neurologico è raggiungibile soltanto in modo organico, non astratto, quindi coinvolgendo il corpo, inteso come sistema vivente integrato negli aspetti fisiologici, fisici, psicologici, emotivi, il cui nucleo è il sistema nervoso, che un potenziale di autoguarigione se correttamente stimolato. Esso costituisce il nostro nucleo e può essere raggiunto attraverso il movimento: del respiro e delle parti di sé nell’interazione con l’ambiente. Non un movimento qualsiasi, bensì intelligente, ossia eseguito con attenzione e nell’ascolto alle sensazioni, come suggerito dalla pratica neuromotoria del Metodo Feldenkrais, capace di attivare la neuroplasticità.

“Il corpo è la manifestazione esterna della vita dello spirito” (Carl Gustav Jung).

 

Praticare il Metodo Feldenkrais è utile anche se non si hanno problemi specifici?

Molte persone che vengono da me sono spinte dal dolore o da difficoltà di movimento, anche i danzatori, i musicisti o gli atleti di solito si rivolgono a me non tanto per migliorare le loro performance, quanto per alleviare dolori e tensioni causate dalla loro impegnativa attività. E’ dunque importante mettere in luce i benefici che si possono trarre dal Metodo Feldenkrais anche senza partire da una situazione critica o di dolore. Ecco alcune buone ragioni per praticare da parte di chi si sente già in salute:

  • è piacevole, inusuale, divertente,
  • apre nuove possibilità nel modo di muoverci, nei gesti quotidiani più comuni così come nelle azioni più complesse,
  • migliora le nostre performance (anche sportive e artistiche vedi il programma SmartFitness,
  • ci fa uscire dalla routine e dall’automatismo, insegnandoci a rompere gli schemi e a essere più curiosi,
  • ci permette di scoprire parti e lati di noi ancora nascosti,
  • ci fa ascoltare e rispettare i messaggi del nostro corpo, fondamentali per la salute fisica e psicologica,
  • ci aiuta a gestire le nostre emozioni, in quanto manifestazioni fisiche,
  • stimola la nostra creatività e flessibilità mentale permettendoci un buon livello di problem solving,
  • ci aiuta a essere presenti nel momento che viviamo e a goderne appieno,
  • ci offre gli strumenti per calmarci e sciogliere lo stress in pochi minuti,
  • ci fa acquisire energia e vitalità.

Se vi state chiedendo come tutto ciò sia possibile la risposta è la neuroplasticità: la capacità del cervello di modificare se stesso e di innescare nuove connessioni grazie alle informazioni che gli possiamo inviare attraverso strategie di movimento.

Vuoi star bene? Trova il tuo ritmo!

La vita oggi è molto complessa e siamo continuamente sotto pressione, con la sensazione che il tempo non basti mai per soddisfare tutte le richieste che arrivano, dalla sfera familiare così come da quella professionale. Ma la complessità può essere affrontata nel rispetto di sé, se si trova il proprio ritmo interiore. A partire da piccoli cambiamenti… il mio motto è “Non avere fretta se vuoi danzare la vita”.

Per essere efficienti si deve spesso essere veloci, ma, aggiungo, non di fretta, non conviene. Di fretta ci si perde, ci si aliena, ci si allontana da se stessi, non si è presenti, non si è coscienti e non si vive pienamente. Si vive in automatico, perdendo il gusto della vita.

E’ vero, non è facile, ma vale la pena trovare il proprio ritmo interiore, per non lasciarsi sopraffare da ansie e frustrazioni. Il segreto per trovarlo? L’integrazione tra mente e corpo, in modo concreto e autentico: siamo abituati a pensare che la mente controlli il corpo, ma è ormai evidente anche alla scienza che il dialogo è a doppio binario e che il corpo è un interlocutore fondamentale per il nostro modo di pensare.

E’ il principio della pratica di MovimentoSano©, che va al di là della fisicità: riappropriandoti del tuo corpo in connessione alla mente, ti conosci, sai cosa vuoi e ti esprimi con gioia, in libertà, al di là delle situazioni difficili che si presentano. Coltivare questa connessione significa essere in un rapporto amorevole con noi stessi che ci permette di autoregolarci, riconoscendo ciò che è buono per noi da ciò che non lo è, per sentirsi bene, in salute. e anche felici.
 

Cambia il tuo cervello e cambierai la tua vita

Tutti abbiamo la possibilità di costruire un cervello migliore e avere di conseguenza una vita migliore. Come? Innanzitutto devi sapere che il tuo cervello crea la tua realtà, in quanto è il cervello a dare un significato al mondo e ai suoi avvenimenti. Il mondo non è altro che l’interpretazione individuale del cervello dei segnali che esso riceve mentre interagisce con l’ambiente. Nel momento in cui interpreta gli stimoli in entrata, il tuo cervello aggiunge memorie, convinzioni, esperienze e abitudini su di te, sugli altri, sull’ambiente familiare, religioso, scolastico, sociale, culturale, professionale ecc. Si tratta di memorie implicite che sono sotto il livello di consapevolezza e che influenzano il tuo modo di interagire con il mondo (il tuo modo di pensare, il tuo modo di relazionarti ecc.). Ecco dunque che ogni esperienza è il prodotto dell’interpretazione soggettiva del nostro cervello agli stimoli. Ma tutto questo non è definito una volta per tutte, poiché il cervello è plastico: modificabile, malleabile, adattabile. In ogni momento della tua vita stai plasmando il tuo cervello, sia attraverso gli elementi di cui sei consapevole – vista, rumori, pensieri, sensazioni, emozioni – sia tramite quelli di cui non sei consapevole, ossia tutti i processi fisici e mentali inconsci. Dato che niente è strutturato in modo rigido, una persona può modificare il suo comportamento e di conseguenza modificare il suo cervello, rinforzando i nuovi modelli. Puoi aiutare il tuo cervello a modificare i propri schemi cambiando qualche abitudine nel tuo stil e di vita, ad esempio inserendo qualche sana novità della tua alimentazione. Basta poco, basta che ci sia costanza e quello che all’inizio è inusuale, a volte anche poco apprezzato, diventa familiare e piacevole. Senza cambiamenti radicali, ma a piccoli passi. Lo stesso puoi fare in altri ambiti: cercare le condizioni per un buon ritmo sonno-veglia, alimentare relazioni positive, coltivare un hobby o una passione.