Stress e stanchezza: come recuperare energia grazie al Feldenkrais

Fra le cause di stress molti allievi mi segnalano la stanchezza dovuta alla sproprozione tra incombenze e tempo a disposizione, specialmente mamme con bimbi piccoli, mamme che lavorano anche fuori casa e che a volte hanno a che fare con piccoli “insonni” che non permettono loro nemmeno il recupero di energia notturno. Sappiamo che il sonno per stare bene è fondamentale e che la mancanza di un corretto riposo è fonte di esaurimento energetico, quindi di un alto livello di stress che toglie anche il piacere del tempo per sé, per la cura del corpo, le chiacchierate con amici, gli hobby ecc.  Per non parlare della fatica a concentrarsi e quindi della minore efficienza sul lavoro (con conseguente senso di frustrazione), dell’irritabilità che inevitabilmente alza la possibilità di controversie relazionali. Si perdono entusiasmo e vitalità, spesso ci si perde anche il “bello” delle incombenze (intendo quelle rivolte alla cura della famiglia, in special modo dei bimbi, che rischiano così di essere percepiti soltanto come un fardello). Nel lungo termine tutto questo porta ad abbassare le difese immunitarie, mettendo a rischio la salute, anche se si è giovani. Nel medio porta sicuramente tensioni muscolari, fastidi, dolori (mal di testa, mal di spalle, problemi alla cervicale ecc.), malumore, irritabilità, talvolta tendenza a mettere su peso, perché ogni golosità che capita a tiro aiuta a tenere su il morale. Urge in tali situazioni un cambiamento di rotta. Sembra impossibile, ma non lo è. Certo, ci vuole la volontà. Il primo passo è quello di uscire dalle convinzioni e iniziare a prendersi 5 minuti al giorno per un ricarico energetico (ci sono diversi modi attraverso stimoli sensoriali e sensorimotori, come con il Metodo Feldenkrais).  Importante: i momenti di relax non devono essere relegati a “quando si può”, perché va a finire che non si può mai. Occorre metterli in agenda, integrandoli qua e là durante la giornata (ad esempio 5/10 minuti prima di alzarsi dal letto, 5 minuti durante la toilette serale, ecc.).

Alcune premesse importanti:

1. Esci dal “pilota automatico”, quello che ti fa pensare che devi fare TUTTO, ma proprio tutto quello che hai messo i lista per la giornata. Quando non si tratta di un compito fondamentale, fermati 15 secondi e domandati che cosa succederebbe se non lo assolvessi. Potresti accorgerti che si può eliminare dalla lista del giorno. In ogni caso, se sei nel turbine delle cose da fare, prendi qualche volta distanza (5 secondi bastano) e verifica se e come gestire i “to do”, che magari ti era sfuggita una soluzione più funzionale rispetto a quella abitudinaria.

2. Chiedi: si è talmente abituati a fare, per molte persone (soprattutto le donne) a fare per gli altri, che ci si dimentica di poter chiedere aiuto. Anche qui si tratta di uscire dai propri automatismi e anche da alcune convinzioni (chi fa per sé fa per tre; io sono fatto/a così; non voglio essere in debito con nessuno; so come va a finire; io non chiedo mai; posso farcela benissimo da solo ecc.) Ogni momento nella vita è a sé, per come siamo noi, per le condizioni in cui ci troviamo e quindi in ogni momento possiamo fare una scelta. Se ci accorgiamo che a un dato stimolo segue d’abitudine la stessa scelta, può darsi che siamo in  un “ruolo” e non è detto che ci appartenga, che sia davvero nostro (molte abitudini e convinzioni derivano dall’educazione ricevuta e dall’ambiente familiare).

3. Porta attenzione ai segnali del tuo corpo. Il corpo, quando parla, è sempre per dirci che c’è bisogno di un cambiamento verso una maggiore comodità e verso scelte più salutari. Se ignoriamo i suoi sussurri, ci toccherà dar retta alle sue grida, quando ci troveremo in situazioni di dolore. Quando ad esempio senti stanchezza, a volte è possibile lasciare l’attività che stai facendo e staccare per 5 minuti – ma ne basta anche 1 –  e prendere questa piccola pausa per riconnetterti con il tuo corpo nel qui e ora, anche soltanto tramite l’ascolto del tuo respiro. Non sempre è possibile, ma anche quando è possibile non lo facciamo, sempre perché abbiamo innescato il pilota automatico. Una manciata di minuti sparsi durante la giornata aiutano ad abbassare il livello di stress, l’ansia da prestazione, a recuperare energia.

4. Una volta ascoltato il segnale (ad esempio occhi, stanchi, mal di testa, tensione alle spalle ecc.), puoi passare all’auto-osservazione: com’è il mio respiro, come sto tenendo le spalle, se ho i denti serrati o le labbra strette, come sono le dita delle mani (distese o in tensione), come appoggiano i miei piedi ecc. In caso tu senta una tensione (solitamente sono sempre le stesse per ognuno di noi), accentuala (con gentilezza, senza eccedere): inibisci il respiro, tieni le spalle in su, serra i denti ecc. e lascia andare, accentui (come se “congelassi” per un attimo la tua abitudine) e lasci andare. Ti fermi, respiri e nota se è cambiato qualcosa e poi riprendi la tua attività

5. Individua i movimenti parassiti che ti tolgono energia (tutto il superfluo). Anche semplicemente stringere le labbra o aggrottare la fronte, se sono mimiche abitudinarie, crea tensioni nell’intero corpo (perfino nel respiro), stancandoti più del necessario.

6. Guarda, osserva, esplora le parti del tuo corpo: le mani, ad esempio, come se fossi un bebé che le scopre per la prima volta e le muove per saggiarne le potenzialità. Puoi seguirne il contorno, l’ossatura, la pelle… puoi intrecciarle, sfregarle, per poi sfregare altre parti: polsi, gomiti, cosce, ginocchia, caviglie… sono tutti segnali di calma al sistema nervoso quando ti senti sopraffatto o in ansia.

7. Cerca lo scheletro: le tue ossa sono la tua struttura di supporto e di leva che permette la dinamicità dei muscoli. Sono la parte neutra rispetto ai contenuti emotivi della muscolatura.

8. Riposa gli occhi: soprattutto per chi lavora al pc, ogni tanto consiglio di chiudere gli occhi e coprirli con le mani a coppetta. Se si è seduti al desk, si possono appoggiare i gomiti sul piano della scrivania e appoggiare il viso fra le mani. Anche in questo caso, bastano 5 minuti.

Questi sono soltanto alcuni spunti per integrare momenti di attenzione a se stessi durante la giornata, senza diminuire efficienza e livello di prestazione. Anzi, queste piccole pause sensoriali risvegliano i tuoi sensi, quindi anche la chiarezza di pensiero e la tua creatività. Sono efficaci anche in stati di ansia, perché hanno il potere di riportarti immediatamente alla realtà del qui e ora, a una centratura, a un senso di sicurezza.

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